L’atleta lucchese non vedente si racconta ai ragazzi di Estalandia
di Giada Bonaguidi
Un incontro davvero fuori dagli schemi e una piacevole sorpresa per i ragazzi della scuola estiva “Estalandia” a cui il campione Stefano Gori ha fatto visita prima nella sede di S. Pietro a Vico e poi in quella di Saltocchio. Stefano da anni è testimonial dello sport raccontando la sua storia nelle scuole, nei centri sociali e ovunque la sua esperienza di atleta possa promuovere l’importanza delle attività sportive non solo come allenamento fisico ma anche e soprattutto come disciplina di vita. La carriera di Stefano nello sport è iniziata dal calcio: difensore nel Borgo a Mozzano viene notato dall’Arezzo con cui a 15 anni firma il suo primo contratto fuori provincia, in seguito anche dall’Empoli ma un infortunio al ginocchio lo tiene fermo per diversi mesi. Inizia in quegli anni a notare disturbi alla vista e a sottoporsi a diverse visite oculistiche fino a quando non gli viene diagnosticata una retinite pigmentosa che da lì a qualche anno gli avrebbe causato la perdita totale della percezione visiva. Avrebbe potuto abbandonare lo sport ma l’indole del campione ha prevalso: inizia a praticare atletica leggera e gareggia per la prima volta ai campionati del ’96. Da allora in più di 20 anni di carriera ha ottenuto 198 titoli nazionali in diverse discipline tra cui 100, 200, 400 e 800 metri in pista, lancio del peso e del giavellotto, salto in alto e di recente si è messo alla prova anche con il ciclismo, il tiro con l’arco e la scherma. Ha raccontato la sua storia con semplicità e simpatia ed è riuscito a creare da subito un clima di familiarità con i ragazzi che ne sono rimasti così incantati da sommergerlo di domande. Iniziando dalle curiosità pratiche: come fa un atleta non vedente a correre in pista, a saltare l’asta, a tirare di scherma? Stefano ha spiegato come contare i passi all’indietro partendo dalla pedana e come correndo in pista sia sempre legato alla sua guida, presente anche all’incontro e con cui ha un rapporto di amicizia e affetto che era impossibile non notare. Per rendere tutto questo più tangibile l’atleta ha dato anche una dimostrazione pratica: i ragazzi sono stati bendati e si sono cimentati in percorsi ad ostacoli ad occhi chiusi guidati solo dalla voce dei compagni. Da questa prova pratica e dallo stupore generale sono nate altre domande: come trovare il coraggio di non arrendersi, la tenacia di continuare ad essere un campione? Stefano ha spiegato come sia stato lo sport a dargli la forza di non mollare, come quella determinazione con cui era cresciuto fin da piccolo sui campi da calcio non lo abbia mai abbandonato nemmeno nella vita quotidiana, nemmeno dopo la malattia e di come sia stata il motore di tutta una vita. “Perché la partita non è finita fino a che l’arbitro non fischia” ha detto ridendo. Una storia che fa riflettere e un bellissimo esempio per i ragazzi di Estalandia che a fine giornata lo hanno sommerso con richieste di autografi e lo hanno salutato con calore.





