0 4 minuti 1 anno

Un percorso nella storia alla scoperta del ruolo fondamentale avuto anche in una società prettamente maschile

In occasione della Festa della Donna il Museo nazionale di Casa Giusti ha iniziato un ciclo di incontri dal titolo “Voci di donne – III edizione”, in collaborazione con il Comune di Monsummano e l’Associazione Amici di Casa Giusti e con la partecipazione dell’Associazione Culturale e Teatrale Progetto IDRA. La storia della scienza e della tecnologia è sempre stata dominata da narrazioni al maschile trascurando o minimizzando il ruolo fondamentale delle donne. Eppure nel corso dei secoli, numerose hanno lasciato un’impronta indelebile nell’ambito della ricerca scientifica. Grazie alla loro determinazione, resilienza, hanno compiuto scoperte rivoluzionarie, pur attraverso ingiustizie, ostacoli notevoli nel raggiungere il riconoscimento e la visibilità che meritavano. Donne e Scienza è stato il tema del percorso, raccontato nelle tante esperienze delle protagoniste, scoperte nei capitoli nascosti nella Storia. Sandra Tucci, direttrice del Museo nazionale di Casa Giusti e dei Musei nazionali di Pistoia ha spiegato: “L’ idea del progetto mi venne alcuni anni fa quando accompagnai una signora americana in visita agli Uffizi. Alla fine della visita la signora dopo aver espresso la sua ammirazione per il nostro patrimonio esposto in quelle sale , mi passò una riflessione e una domanda: ” ma le donne dove erano in quei secoli? “. “Voci di donne” è una risposta”.

Sabato 8 marzo Natacha Fabbri, dottore di ricerca in filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, insegnante di Storia della scienza all’Università degli Studi di Siena, responsabile di progetti di ricerca presso il Museo Galileo, coordinatrice scientifica della sezione “La Scienza” per l’Ecosistema digitale della cultura della Regione Toscana, curatrice di mostre ha dato voce a Margherita Sarrocchi, corrispondente di Galileo, Émilie du Châtelet e Mary Somerville, scienziate che hanno studiato la meccanica celeste permettendo a un pubblico sempre più numeroso di ampliare le sue conoscenze sul cosmo. Altre, seguendo il modello di Henrietta Leavitt, hanno formulato leggi che rivelavano una nuova immagine dell’universo e, con esso, del ruolo che l’essere umano occupa in uno spazio sidereo in continua espansione. “Il periodo storico in cui stiamo  vivendo è caratterizzato da un rinnovato interesse per le esplorazioni spaziali e dalla missione lunare Artemis della Nasa, le quali registrano una crescente (ancorché insufficiente) partecipazione di scienziate e astronaute” spiega Natacha Fabbri.

Traendo spunto dalla sua monografia Profili di donne sulla Luna, pubblicata nel 2022, ha guidato in un viaggio, iniziato nella Firenze di quattrocento anni fa con la pubblicazione nel 1625 del Dialogo della dignità e nobiltà delle donne di Cristofano Bronzini, permettendoci di scoprire “come le donne hanno osservato, descritto e studiato il cielo, come sono state rappresentate sulla volta celeste sotto forma di costellazioni e di muse, ma anche in quale modo hanno trasformato il cielo in uno strumento per rivendicare l’eguaglianza intellettuale e il loro diritto a ricevere una educazione scientifica paritetica a quella maschile”. 

L’incontro si è concluso ricordando il centenario di uno studio “rivoluzionario” compiuto dall’astrofisica Cecilia Payne, la quale scoprì che le stelle erano dissimili dalla terra, non formate da metalli pesanti, bensì composte in prevalenza di idrogeno ed elio. “Una scoperta che non le venne riconosciuta e un nome, il suo, che non compare nei manuali. Questo però non le impedì, come egli stessa dichiarò, di “raggiungere con tenacia vette che non avrei mai osato immaginare 50 anni fa, neppure nei miei sogni più audaci, nonostante salari bassi, mancanza di un riconoscimento, lenta progressione di carriera”. Il  premio è stato “l’ampliarsi dell’orizzonte durante la scalata.” ” ha narrato Natacha Fabbri.