Un viaggio speciale nel mondo della grande artista americana dell’espressionismo astratto

Si è conclusa a Palazzo Strozzi a Firenze la mostra dedicata ad Helen Frankenthaler, una delle artiste più importanti ed innovative del XX secolo, dal titolo “Dipingere senza regole”. Le sue opere dialogavano con dipinti e sculture di artisti contemporanei, tra cui Jackson Pollock, Morris Louis, Robert Motherwell, Kenneth Noland, Mark Rothko, David Smith, Anthony Caro e Anne Truitt. Helen Frankenthaler, nata a New York il 12 dicembre 1928 è stata una delle principali esponenti dell’espressionismo astratto, movimento che ha dominato la scena artistica americana dagli anni Quaranta agli anni Sessanta, con figure come Jackson Pollock e Willem de Kooning.
Helen Frankenthaler sviluppò la tecnica innovativa chiamata soak-stain (“imbibizione a macchia”), che permetteva al colore di penetrare direttamente nella tela non preparata, creando superfici liquide e luminose.La tecnica prevedeva infatti l’applicazione di vernice diluita distesa orizzontalmente su tele non trattate, creando effetti simili a quelli dell’acquerello, ma su larga scala e con colori a olio. Frankenthaler applicava la vernice con pennelli o spugne, o direttamente da secchi, lasciando che si espandesse e si mescolasse in modo naturale, creando interazioni cromatiche uniche, segnate da transizioni sfumate e sovrapposizioni traslucide.
Durante la sua formazione, Frankenthaler studiò in modo approfondito i grandi maestri europei, tra cui Paul Cézanne, Pablo Picasso e Henri Matisse. Cézanne, in particolare, influenzò il modo in cui concepiva la pittura di paesaggio. Sin dai primi anni, entrò in contatto con alcune delle figure maggiori dell’espressionismo astratto come Jackson Pollock, Willem de Kooning e Mark Rothko, sviluppando l’amore per il colore e la composizione non figurativa. A differenza però degli espressionisti astratti, che esprimevano le loro emozioni attraverso il gesto violento, Frankenthaler si distingueva per uso fluido, poetico del colore.
Fu influenzata dal lavoro di Pollock, ma trasformò la sua tecnica del dripping (gocciolamento) in qualcosa di meno aggressivo, pur mantenendone l’approccio intuitivo. Fu affascinata dall’opera Numero 14 di Pollock: “Era più di semplice disegno, tessitura, intreccio, gocciolamento di un bastoncino immerso nello smalto, più di semplice ritmo. Sembrava avere una complessità e un ordine tali da suscitare, in quel momento, una mia reazione. Qualcosa di più… barocco, più disegnato e con alcuni elementi di realismo astratto o di Surrealismo, o un loro riflesso… È un dipinto totalmente astratto, ma per me aveva in più questa qualità”. Nella sua arte si fondono astrazione e poesia, tecnica e fantasia, controllo e improvvisazione.

Nelle sue opere, grazie alla tecnica del “soak-stain” (“imbibizione a macchia”), il colore sembra levitare, su superfici fluide e trasparenti, forma e caos si armonizzano. Iniziò ad usarla nella celebre tela “Mountains and Sea (1952), che rivoluzionò l’arte astratta.
Tra i suoi capolavori, Open Wall (1953): “un esperimento per creare una sorta di senso di spazio e di confine… In definitiva l’essenza del dipinto, ciò che suscita una reazione, ha ben poco a che fare con il soggetto in sé, ma piuttosto con l’interazione degli spazi e la giustapposizione delle forme” spiegò l’artista.
Helen Frankenthaler contribuì allo sviluppo del movimento Color Field, che si sviluppò come reazione all’espressionismo astratto con la sua intensità gestuale e pennellate espressive tipiche, utilizzando ampie superfici di colore piatto e uniforme. Il suo maggior esponente fu Mark Rothko.
Frankenthaler creava campiture luminose, nelle quali, grazie alla sua celebre invenzione , i colori leggeri e traslucidi fluivano liberamente sulla tela . Sin dalle sue prime opere Helen Frankenthaler fece un uso espressivo del colore, cercando di evocare stati d’animo e sensazioni piuttosto che descrivere forme o figure, creando un effetto etereo, sfumato, di leggerezza e movimento. Nell’esposizione era presente Alassio (1960), dipinta durante un periodo trascorso in Liguria, caratterizzato da opere piene di gioia di vivere. Emozione trasmessa attraverso le tonalità di giallo, blu profondo, rosso, che diventano mezzi di espressione.
Nella mostra era visibile anche il dipinto Ocean Drive West #1, dipinto realizzato durante il periodo trascorso sul Long Island Sound, caratterizzato da dipinti astratti, tonali e d’atmosfera. Un monocromo blu ceruleo ma animato da sottili passaggi di bianco contrastati da linee iridescenti.
Nell’esposizione era presente anche “Mornings”, appartenente alla serie di dipinti “a strisce” della metà degli anni Settanta, ispirati dall’orientamento verticale di un ambiente urbano.

Tra i capolavori ricordiamo anche Janus e Yin Yang, dai fondi colorati, trasparenti, orlati in alcuni punti da scie di fuoco o punti neri, che sembrano aprirsi negli spazi astratti ed infiniti di galassie come il meraviglioso Star Gazing.
Frankenthaler non si è mai chiesta perché dipingesse o per chi. Fin dall’infanzia esprimeva se stessa attraverso l’arte. Le permetteva di incanalare la sua energia emotiva, mantenendola concentrata e stabile.
Ha sempre avuto una visione profonda della bellezza, continuando a difenderla ed esplorarla anche quando molti dei suoi contemporanei tendevano a considerarla obsoleta o priva di valore nel contesto dell’arte moderna. Per lei era la rappresentazione della condizione umana nella sua interezza. Le sue opere, anche quelle su carta, trasmettono inoltre la consapevolezza del tempo che scorre, della fugacità dell’esistenza
Concludo con la sua frase: «Un cliché che applico sempre su me stessa è che la mia unica regola è non avere regole, e se hai un vero senso dei limiti, allora sei libero di superarli, fine»



