La singolare iniziativa dell’artista di Serravalle che riesce a stupire ancora una volta

L’artista Filippo Biagioli, la Vigilia di Natale, ha portato in spalla la sua opera, Crocifisso di Luce, da Chiesina di Ponte di Serravalle, dove abita, a Serravalle Pistoiese, nella Chiesa di Santo Stefano, risalente al 1200. Lo ha realizzato dopo aver sentito Dio parlargli, dicendogli di creare un crocifisso grande quanto lui e trasportarlo fino alla Chiesa.
“Verso metà dicembre ho sentito una voce, che chiamo Dio, ma in realtà è come un’ “epifania”. Questa voce mi ha sempre guidato bene e quindi ho accolto con entusiasmo la realizzazione di questa nuova Opera” spiega Filippo Biagioli.
– Così l’hai creato con le tue mani e lo hai trasportato in spalla, come Gesù Cristo, salendo su verso la chiesa, un pò come l’ascesa compiuta da lui verso il Golgota.
“Gli altri mi hanno giustamente fatto presente che le processioni con la Croce di solito si svolgono a Pasqua mentre in questo caso era la Vigilia di Natale. Avevano ragione. Mi sono chiesto il motivo per il quale avevo sentito dentro di me il bisogno di creare un Crocifisso e trasportarlo: forse per ricordare tutto ciò che lui aveva lasciato come Buona Parola. In fondo era il 24 Dicembre, il 25 sarebbe nato, già cosciente del Suo percorso terreno. Io realizzavo e portavo il Crocifisso di Luce in Chiesa, simbolo della Sua Crocifissione. Come un ciclo che si chiude, e poi inevitabilmente ricomincia”.
– Nel corso della tua vita, hai avuto numerose sofferenze, sei stato investito più volte ed hai ricevuto vari miracoli. Da allora, come da te dichiarato, è nato in te il bisogno di “donare gratuitamente la mia arte a chiese, sinagoghe e tutti i movimenti religiosi”.

“Si, per donare la mia arte a chi ha Fede. Qualsiasi sia la sua religione. Soprattutto a chi voglia creare un dialogo sincero e vero. Non mi riferisco solo ad Ebrei e Musulmani ma ad una situazione più ampia, mondiale, dove in generale tutte le religioni dovrebbero riuscire a dialogare in maniera vera e sincera tra di loro. In particolare cristianesimo, ebraismo, islam, ci stanno provando a piccoli passi e questo mi piace. Siamo tutti figli di Dio e tutti crediamo che la Fede sia il punto focale. Credere in Dio è ciò che ci accomuna. Se interpretiamo la Bibbia in modo diverso non esiste un problema se esiste il dialogo. Nessuno deve pensare ad usare metodi violenti perchè siamo tutti Figli di Dio.
– Per realizzare il Crocifisso di Luce hai usato un legno di scarto, che hai pulito, restaurato e poi scolpito, quindi un materiale povero, addirittura considerato un rifiuto. Puoi parlarci di questa scelta?
“Adopero sempre il legno di scarto. In generale uso materiali rifiutati, soprattutto vegetali, a parte in casi estremi, nei quali ne servono di buoni. Ad esempio non taglierei mai un tronco ma lo uso solo se è caduto naturalmente. Questo perchè amo molto la natura, che è il Creato di Dio, quindi mi dispiace quando vedo qualsiasi offesa a Lei, alla Creazione, come ad esempio le piante recise. Prendo quei materiali, li porto nel mio studio, li ripulisco, restauro e poi scolpisco. Trasformo qualcosa di rifiutato in un’Opera d’Arte. Ho usato legno di scarto per realizzare sia la Croce sia Gesù”.
– Nel Crocifisso di Luce da te scolpito, si può riconoscere quel tratto semplice, spontaneo, puro, come quello di un bambino, che disegna, dipinge o scolpisce, incurante del comune concetto di bellezza, esprimendo il proprio “IO”. Si riconosce un certo primitivismo. Ami molto anche l’arte africana e rituale. Puoi parlarcene?
“A me piace anche l’Art Brut e non mi vergogno, nè ho paura ad usarle, anche in Arte Religiosa perchè ci sono nel mondo opere religiose, dal forte impatto comunicativo, che però sono diverse dalle opere rinascimentali, che siamo abituati a vedere in Occidente. Ad esempio le Bibbie etiopi sono realizzate con un disegno molto più grezzo, fumettistico quasi, ma si comprende lo stesso cosa accade. Non c’è bisogno della Madonna in versione iperrealistica per capire l’affetto che lei prova per il Bambino. A me quel genere di pittura molto essenziale piace molto ed è quella che realizzo anch’io perchè un’immagine (come si dice) vale più di molte parole, perchè è interpretabile ed entra dentro le persone molto più a fondo.”
– Definisci la tua arte “analphabeta”
“Basquiat ha inventato l’Analfabet Art a New York, negli anni ’80. Anche se vivo a Serravalle, l’origine, lo stile dell’arte analphabeta è simile. Un segno istintivo, primordiale, un messaggio di semplicità. New York, nemmeno a dirlo, è diversa da Serravalle quindi sono diverse le situazioni, i soggetti ed il modo di interpretarli sulla tela. Ho aggiunto alcune lettere e ho descritto la mia Arte come “analphabetic”

– Hai scelto il bianco, il colore della luce, della purezza e l’oro, simbolo del divino, di qualcosa di prezioso. Hai dedicato l’opera alla Luce di Cristo, inserendo anche la scritta ebraica, che significa “luce”. Puoi spiegarci la scelta?
“Li ho scelti perchè esprimevano la Luce e li ho utilizzati insieme perchè, insieme, armonicamente, trasmettono un messaggio benefico, di serenità”.
– Puoi raccontarci l’esperienza di salire fino alla chiesa di Serravalle con il tuo Crocifisso in spalla, la vigilia di natale?
“E’ stata meravigliosa. Faticosa solo nell’ultima parte della salita ma di grande bellezza spirituale. Eravamo io, mia moglie, sua sorella. Le persone ci guardavano stupite. Questo fa capire come la gente abbia perso lo spirito anche religioso di comunità. Io invece l’ho avvertito perchè mi sono incamminato da solo, poi ho incontrato mia cognata, mia moglie per strada, ci siamo incrociati. Alla Chiesa c’era chi ci aspettava. In occasione del Natale è stato bello perché ci siamo ritrovati, eravamo una piccola comunità, ma sempre e comunque una comunità. Non sentivo più la fatica perché lasciava il posto a qualcosa con tantissimo valore Spirituale. Bellissimo.”
Il crocifisso nella chiesa di S.Stefano, ai piedi dell’altare, è visitabile fino a Marzo.


