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Capolavori e testimonianze di una scultura senza eguali

A Firenze lo scorso novembre si è verificata una grave perdita per il mondo dell’arte. È venuta a mancare Amalia Ciardi Dupré, pronipote del famoso scultore Giovanni Dupré. La figlia, Amalia Duprè, autrice della statua di Santa Reparata che adorna la facciata del Duomo di Firenze, era sua zia da parte materna. Amalia Ciardi Duprè, dopo gli studi classici, si formò all’Accademia di belle arti di Firenze, perfezionandosi successivamente nella scultura tra Milano e Roma. Si ispirò alla scultura rinascimentale toscana e alla tradizione accademica ottocentesca, a cui era legata la sua famiglia. Inoltre furono importanti per lei anche alcuni maestri del Novecento, quali Arturo Martini, Marino Marini e Giacomo Manzù. Le sue sculture ricordano l’antica tradizione etrusca, testimoniando un forte legame con la natura e con la terra. Fin dal 1966 collaborò con numerosi architetti, Luigi Bicocchi, Roberto Monsani, Raffaello Fagnoni, Pier Niccolò Berardi a cicli scultorei, arredi liturgici di chiese. Dalla fine degli anni 70 al 1987 lavorò a Vincigliata dove decorò la piccola cappella di San Lorenzo e vi realizzò la sua opera più importante: le tre pareti dell’abside dell’antica chiesa, con storie dell’antico e del nuovo testamento. Si tratta del più grande bassorilievo al mondo. L’opera fu realizzata su iniziativa di Don Giuseppe Pesci che scelse i singoli racconti da rappresentare affinché “l’intenzione decorativa dell’artista non predominasse sul significato”. L’elenco dei committenti venne murato sotto una formella a destra della terza parete. T. Verdon definì la committenza “di tipo medioevale”.

La decorazione dell’abside, il grande crocifisso centrale e l’altare in bronzo sono i momenti più significativi dell’arte della scultrice. Amalia cercò di rappresentare, nelle singole storie, il mito cioè ciò che trascende i significati e li fa diventare archetipi, rendendoli universali. Ha sempre amato il racconto mitico, come strumento per svelare gli enigmi della vita. Si dedicò a narrazioni mitologiche e allegoriche, intrise sempre di religiosità. Rappresentò temi biblici, creando opere per diverse chiese toscane. Si ricorda anche la chiesa di San Bernardino a Borgunto di Fiesole, nella quale tutte le opere d’arte sono state create da artiste donne. Sue opere si trovano anche in altre chiese a Fiesole. Fu autrice anche di monumenti dedicati a santi come ad esempio Padre Pio. Utilizzò numerose tecniche diverse: dal gesso al bronzo, dal cemento armato alla terracotta, all’incisione. In particolare, sul finire degli anni Settanta predilesse il cemento, sottoponendolo anche a coloritura, come nel caso del martirio di San Lorenzo in Santa Maria a Vincigliata. Tra il 1970 e il 1980 fu anche docente al Liceo Artistico e all’Istituto d’Arte di Firenze. Amalia Ciardi Duprè era inoltre accademica Emerita della Classe di Scultura dell’Accademica delle Arti del Disegno dal 1996 e fu Vicepresidente della Classe di Scultura dal 2008 al 2013.  

Nella sua produzione degli anni 1960 e ’70 adottò uno stile espressionista ed affrontò, come temi, denunciandoli, le guerre, le carestie, le stragi, la droga e tutte le forme di sopraffazione. Amalia ricordava inoltre gli episodi di nobiltà compiuti da persone comuni, come l’atto di eroismo del senegalese Zaar, musulmano che dà la vita per un cristiano, la vicenda di Jan Palach, la morte di Rita Atria, vittima dell’omertà mafiosa, senza mai ridurli a retorica o mera celebrazione. Come ebbe a spiegare, nella sua produzione aveva alternato ai temi sociali della guerra e della droga, di cui pure mi sono occupata, la materia mitologica, come una sorta di riflessione su valori universali che proprio attraverso la ‘consolazione’ del mito le avevano dato l’opportunità di cercare di interpretare l’essenza della vita: così il “mito di terra”, che è quello di Demetra e Persefone legato alla fertilità della terra, per me anche un motivo di rapporto con la fede cristiana e lo straordinario mistero della rinascita; così il “mito di mare”: Venere che nasce dalle acque. L’acqua, elemento primordiale da cui noi tutti siamo originati. Da tutto questo davvero riusciva a trarre consolazione nel mio modo di pormi rispetto alla realtà circostante ed anche quello spirito di pace di cui più che mai c’è bisogno. Voleva che ciò fosse anche il mio contributo contro i tormenti e le inquietudini del nostro tempo.

Per lei l’arte era qualcosa di salvifico. Espressione delle emozioni e drammi dell’uomo, da lei plasmati nella forma del mito. Rappresentò molto i temi della maternità, la sua tenerezza, la passione amorosa,  la figura femminile, simbolo di vita. Partecipò a numerose mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, ricevendo riconoscimenti e premi.  Suoi lavori sono visibili in piazze, chiese e altri luoghi pubblici a Firenze, Fiesole, Livorno, Prato, Pisa, Roma, Pordenone, Udine e Foggia, New York, Parigi.

 Nel 2020 la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze ha acquisito un significativo corpus di oltre 50 sculture di Amalia.  Nel 2015 inaugurò in via degli Artisti a Firenze il “Museo CAD – Amalia Ciardi Duprè” (CAD dalle iniziali con le quali sigla le sue opere), come atelier formativo ed espositivo. Ad esso è annesso il laboratorio, in cui la scultrice trasmetteva le sue conoscenze ai suoi allievi, soprattutto donne. Oggi è sede della Fondazione ed ospita concerti e incontri.