Successo della mostra alla Fondazione Ragghianti. La nostra intervista al direttore Paolo Bolpagni
di Alessandra Giulia Romani
Si è appena conclusa presso la Fondazione Ragghianti di Lucca nel Complesso monumentale di San Micheletto una mostra dedicata al pittore Leonardo Dudreville dal titolo “Nuove tendenze. Leonardo Dudreville e l’avanguardia negli anni Dieci”.
Il gruppo “Nuove Tendenze” fondato a Milano nel 1913 fu caratterizzato da un’assoluta libertà sperimentale. Come scrisse Leonardo Dudreville: “Io ho fissata e realizzata graficamente la sintesi dello stato d’animo determinatosi in me al contatto della mia individualità psichica, interna, con la vita-ambiente, esterna, che mi circonda”.
Ne abbiamo parlato con il direttore della fondazione Ragghianti, Paolo Bolpagni:
Perché avete scelto questo autore, Leonardo Dudreville, come protagonista della mostra?
“La Fondazione Ragghianti, essendo un centro studi, allestisce mostre di ricerca riguardanti autori sui quali sia possibile fare scoperte nuove. Leonardo Dudreville effettivamente è stato un grande artista ma questo suo primo quindicennio di attività, dal 1915 al 1919, non era mai stato oggetto di una specifica investigazione dal punto di vista critico e quindi abbiamo ben volentieri sposato il progetto che ci è stato sottoposto dal curatore, Francesco Parisi. Peraltro c’era anche un legame interessante con la figura di Carlo Ludovico Ragghianti che aveva già intuito l’importanza di Dudreville. Hanno avuto anche un carteggio al tempo in cui Ragghianti stava preparando una grande mostra retrospettiva sul Futurismo che poi però non andò in porto. Però Ragghianti volle comunque un’opera di Dudreville di questo periodo nella mostra che fece a Palazzo Strozzi nel 1967 dal titolo “Arte moderna in Italia 1915 -1935”. Dudreville era nato nel 1985 mentre Ragghianti nel 1910, quindi erano di generazioni diverse però Ragghianti molto precocemente aveva intuito l’importanza della produzione di Dudreville in un’epoca, fine anni ’50, in cui questa produzione era stata dimenticata. Si tratta quindi di una mostra di ricerca ma che si pone nel solco di Carlo Ludovico Ragghianti e quindi della nostra fondazione”.
Ci può parlare della fase divisionista di Dudreville?
“Dudreville si affaccia sulla scena artistica appena ventenne attorno al 1904-1905 e in quel periodo chi voleva fare pittura moderna, aggiornata, all’avanguardia, in Italia faceva pittura divisionista. Era la tecnica della modernità, di Segantini, a cui quasi tutti si ispiravano e quindi Dudreville scelse appunto di abbracciare il divisionismo proprio per questo motivo però presto cominciò ad andargli stretto. Molto presto il divisionismo di stretta osservanza segantiniana viene superato da una rivisitazione di questa tecnica e di questo stile”.
Chi erano le “Nuove tendenze”?
“Nuove tendenze è un movimento nato nel 1913 e nel 1914, in primavera, si tenne la prima e unica mostra di questo gruppo che voleva rappresentare un movimento d’avanguardia nell’Italia di quegli anni, a Milano in particolare, che però non fosse sovrapposta né sovrapponibile al Futurismo. C’era la volontà di trovare una via alternativa per l’arte di avanguardia italiana, mettendo insieme comunque arti diverse dalla pittura, come la scultura, l’architettura, addirittura il disegno tessile. La ricostruzione della mostra di “Nuove tendenze” che abbiamo fatto nell’ultima sala testimonia anche quest’apertura dal punto di vista dei media”.
In quali aspetti “Nuove tendenze” si voleva differenziare dal Futurismo?
“Vari aspetti. Se ne possono citare due tra molti. Il Futurismo esaltava il dinamismo della metropoli contemporanea mentre “Nuove tendenze” no. Anzi Dudreville era quasi un nemico della città, preferiva la vita bucolica come si nota nelle opere che privilegiano vedute naturalistiche, i monti di Borgotaro, le campagne ecc. Poi in “Nuove tendenze” in particolare in Dudreville non c’è il tema dell’esaltazione della guerra. Basta vedere il dipinto dedicato al conflitto del 1914: in pieno clima di dibattito tra interventismo ed anti interventismo, mentre i Futuristi inneggiano all’ingresso dell’Italia nello scontro, Dudreville dipinge un quadro dove i temi sono ossessione, asfissia. E’ presente anche l’eroismo ma soprattutto c’è la follia quindi una visione negativa della guerra. Questi due elementi pongono “Nuove tendenze” in un ambito molto diverso da quello futurista benchè ci siano state ovviamente anche delle vicinanze”.
Ci sono artisti lucchesi di quel periodo che hanno aderito al gruppo “Nuove tendenze”?
“No, non c’è stato neppure il tempo per il movimento di espandersi al di là di Milano. E’ stato infatti un movimento molto effimero perché nacque nel 1913, poi l’Italia entrò in guerra quasi tutti gli artisti furono chiamati al fronte. Dudreville non fu chiamato al fronte perché era cieco di un occhio e quindi inabile al servizio. Rimase a casa, dove proseguì la sua ricerca autonomamente”.
Nelle opere si ispiravano anche alla musica, al ritmo, dando anche importanza al colore. In che modo cercavano di esprimere il senso del ritmo?
“Dudreville era anche un musicista, un compositore. In lui quindi la musica è una specifica competenza. Essa, insieme al ritmo, viene espressa da Dudreville attraverso la composizione cromatica e le linee. Non a caso ci sono alcuni ritratti astrattisti come quello di Antonio Sant’Elia e Ugo Nebbia che sono realizzati come opere astrattiste con ritmi di forme e colori astratti. Quindi una delle modalità adottate è proprio quella di fare una sorta di parallelismo tra la scansione lineare cromatica e quella musicale ritmica”.
Ci può spiegare l’opera dal titolo “Come mi sento”?
“E’ un autoritratto di Dudreville che mostra tanti stati d’animo diversi dell’artista stesso che si autorappresenta con più volti diversi contemporaneamente come se fosse una personalità multipla. E’ presente uno sdoppiamento, triplicazione, frammentazione dell’io. E’ un’opera molto significativa anche dal punto di vista dell’autoanalisi psicologica”.
La prossima mostra su quale argomento sarà?
“La prossima mostra verrà inaugurata il 24 Marzo. Sarà su un grande artista italiano del ‘900 Fausto Melotti, scultore, in particolare sulla sua ceramica, che è l’aspetto meno noto della sua produzione. Lui è famoso per i suoi teatrini, le opere in metallo, sottili e filiformi mentre noi mostreremo il suo lato ceramista che è appunto quello meno conosciuto. Anche qui una mostra di ricerca”


