Interessante mostra delle opere dell’artista lucchese fino al 25 gennaio
Alla presenza di tante persone, è stata inaugurata la Mostra personale di Mauro Lovi dal titolo “Apparecchiature” presso “Olio su tavola Art gallery e restaurant” in via del Battistero, a Lucca, curata da Martina Bacci di Capaci e visitabile fino al 25 gennaio. Mauro Lovi, designer, architetto, pittore, scultore, grafico e autore lucchese, così ha spiegato il tema scelto: “Siccome è una galleria ristorante ci siamo concentrati sugli oggetti. E’ uno dei temi che ho dipinto nel tempo però non così approfonditamente. E’ difficile non ripetersi quando si tratta di nature morte”. Distaccandosi dallo stereotipo del quadro appeso al muro, le opere sono collocate su una lunga consolle, un’apparecchiatura che permette la visione.
Come scrive Margherita Loy nel testo introduttivo presente nel catalogo, i quadri di Mauro Lovi: “Sono di piccolo formato, riportano oggetti dalle forme morbide, pochi, al massimo due o tre per quadro. I colori sono accostati con una sapienza che non ha niente di ingenuo. Rivelano un talento accurato e maturo sia nella scelta cromatica, armoniosa e sorprendente, che nella selezione degli oggetti da dipingere. Oggetti, mi verrebbe da dire “simpatici”, nel senso etimologico del termine, che entrano cioè in risonanza con noi, per la loro semplicità ma anche per una certa bizzarria: ciotole, bottiglie, contenitori, macini da caffè”. “Si capisce che queste opere sono punto di arrivo di una ricerca, di una sperimentazione complessa”.
E’ possibile percepire il dialogo con i maestri Carrà, Sironi e Morandi. Ci sono piccole citazioni come il quadrettino di Cezanne.
Noi abbiamo voluto incontrare l’artista e fargli alcune domande.
Ha dipinto una serie bellissima dedicata ai pioppi. Si è ispirato a qualche luogo in particolare?
“Si, alle pioppete della mia infanzia, che ho vissuto sul fiume Serchio, pieno di questa vegetazione. Quindi ho sentito molto questo tema, ci ho vissuto dentro, all’interno. Quando furono invase dall’acqua nel 2009, ci fu un momento di riflessione forte e cominciai a dipingerle fino a farne quasi un marchio di fabbrica”.
Nelle sue opere accosta i colori in modo molto armonioso quasi come se fosse una poesia. Si vede anche dai titoli. Cosa la guida nella scelta dei colori?
“Quando si lavora ad un quadro piccolo, è tutto meditativo. Non c’è trasporto emozionale come nei quadri grandi, dove entri dentro, ti imbratti. Nei quadri piccoli come questi, è una scelta che deriva dallo stato emotivo in cui sei in quel momento. I colori li scegli in base all’emotività. La costruzione è sempre riferita ai grandi maestri. Poi c’è un discorso concettuale: cerco sempre di dargli un concetto poetico”.
In alcune opere usa anche degli oggetti come ad esempio i grattacaci. Ce ne può parlare?
“Gli oggetti reali in tre dimensioni sono l’ulteriore meditazione, molto più spinta rispetto al quadro, dovuta al fatto che sono anni che indago il mondo del design, del quotidiano. In questo caso ho scelto anche strumenti musicali, come la chitarra e la tromba. La chitarra ha un buco centrale ma non ne può avere una marea? La cassa di risonanza è uguale. E lì è nata questa riflessione sugli strumenti musicali. Ho scelto la chitarra perché volevo uno strumento a corda per poter tappare il buco centrale e fare tutti i buchi. La tromba perchè di solito quando soffi il buco dovrebbe andare fuori, lì invece va verso l’interno. I grattacaci è una materializzazione del mio progetto poetico che si chiama: “I grattacieli grattano alto e grattano dentro di me” quindi ho bisogno di questi grattacaci enormi per simulare i grattacieli”.
Ha dipinto diverse nature morte in cui accosta ad esempio termos, palette. Come ha scelto i soggetti ed il modo in cui accostarli?
“Per la forma perché la forma è una cosa importante per me. E’ il perimetro. La mia pittura si è man mano semplificata fino a trovare campiture che dialogano. Le campiture sono oggetti, sono case, sono qualsiasi cosa, che però ha bisogno di questo limite che si chiama forma
Queste forme danno un senso alla cosa. E’ quella che mi è sempre interessata in questi ultimi anni. Oltre alle pioppete facevo anche studi sulle forme”.
Ha dipinto sempre il soggetto dei pioppi però ha dipinto “Pioppeta sognante” che è quasi più astratto. Si è ispirato a qualche autore?
“No, lì è un processo di astrazione. Man mano che si riduce, rimane il perimetro che permette di individuare che è un albero. Le cromie sono ottenute col pastello vero”.
C’è un quadro in cui ha dipinto un cane che è quasi tenero nel titolo “Cane angolano che si nasconde negli angoli durante le feste” e nel soggetto che ha scelto. Ci può raccontare la storia di questo quadro, come è nato?
“Sono riflessioni sugli angoli. Una volta è entrato questo cane che era angolano ma era timido e si nascondeva sempre negli angoli”.
Per terminare, perché ha intitolato un’opera “Scrissi nel vuoto”?
“Perché sono tutti ponti e gallerie neri ma a un certo punto ce n’è una bianca che è il vuoto. Ci sono dei graffi, un po’ come la scrittura neolitica, antica”.


