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Quando l’arte dà colore alla società e ad un’epooca (seconda parte)

Il nostro viaggio alla “ricerca” o scoperta dei “Macchiaioli, a seguito della mostra che si è tenuta al Palazzo Blu di Pisa, ci ha portato davanti al celebre dipinto “In vedetta” di Giovanni Fattori in cui è raffigurato un soldato a cavallo in vedetta che si dirige verso di noi lungo un muro bianco mentre altri due sono fermi . Sono il simbolo dell’uomo comune. Fattori e gli altri pittori della macchia narravano la vita quotidiana del soldato comune al fronte oppure di coloro che, rimasti a casa, hanno dato comunque il loro contributo. Giovanni Fattori  fu tra i pochi artisti del tempo a non aver partecipato in prima persona alle Guerre di Indipendenza. 

Odoardo Borrani, artista pisano, nelle opere “Il 26 aprile 1859 a Firenze” e “Cucitrici di camicie rosse” ricorda l’esperienza di volontario nella Seconda guerra di indipendenza, ponendo in risalto il contributo femminile durante il Risorgimento. Nel secondo ad esempio raffigura quattro donne intente a cucire camicie rosse per i volontari della spedizione di Garibaldi, del quale è presente un ritratto sulla parete. I colori, verde della tovaglia, bianco delle tende e rosso delle stoffe sono un riferimento al tricolore. Nella sala era presente anche un ritratto di Garibaldi di Silvestro Lega.

La mostra esponeva per la prima volta dopo 160 anni il dipinto di Cabianca “Il mattino”. Esposto nel 1861 alla mostra annuale della Promotrice di Belle Arti di Torino, fu il primo successo ottenuto dalla pittura della macchia. Come affermerà il critico Cecioni, il vero “risulta da macchie di colore e di chiaroscuro ciascuna delle quali ha un valore proprio che si misura col mezzo del rapporto”.

 Nel 1859 il veronese con Banti si recò a Solferino e poi sul lago di Garda. Si percepisce il suo dolore per la sua città natale non ancora liberata, per i caduti e i feriti, cui le suore avevano offerto le loro cure. Al mattino le religiose, riconoscibili dai candidi copricapi alati, si raccolgono, nel giardino del convento, in preghiera, rischiarate dal sole, con lo specchio d’acqua sullo sfondo.

La mostra proseguiva con i luminosi paesaggi dipinti da Odoardo Borrani e Raffaello Sernesi quando si recarono nel 1861 a San Marcello sull’Appennino Pistoiese. Nel dipinto “Pastura in montagna”, Raffaello Sernesi una pastorella pascola le vacche in una veduta di ampio respiro, dominata dalla luce e dal colore, in cui uomo, animale e natura sono in armonia. Era ammirabile anche la sua celebre opera “Tetti al sole”, “a un tempo in sembiante ligia al vero e potentemente astrattiva” secondo Emilio Cecchi. Signorini e Cabianca invece compirono viaggi in Liguria. Tra i capolavori esposti, “Sul mare” di Cabianca raffigura un gruppo di lavandaie in riva al mare per ricevere il bacio del sole. Una di loro avanza con un paiolo di rame sulla testa verso l’altra, che contempla l’infinito. In “Marmi a Carrara Marina” del pittore veronese, tra candidi blocchi di marmo, una madre con il suo bambino salutano un’imbarcazione che si sta allontanando. Il mare è ridotto ad una striscia sottile per il punto di vista ribassato, sotto un cielo azzurrissimo, mentre a riva sono visibili le tracce del lavoro.

Nel 1861 Signorini, Abbati e Michele Tedesco visitarono la tenuta di Diego Martelli, critico, sostenitore e mecenate del movimento, a Castiglioncello. Nacquero così grandi capolavori, in cui la natura è sentita intimamente e la luce del sole è importantissima, come “Pascoli a Castiglioncello” di Signorini, in cui è visibile la villa del critico. Al tramonto, in una giornata d’estate, una pastorella, in controluce è parte di un paesaggio dalle tonalità dorate. Anche Odoardo Borrani raffigura in una tavoletta di dimensioni ridotte ma di respiro ampio il giallo l’erba ingiallita dall’arsura estiva, i pagliai, la macchia mediterranea verde, l’azzurro del cielo ed un contadino in controluce. “Come la filigrana si intreccia di colori cristallizzati nell’integrità essenziale, e s’incastona di smalti perlacei, s’ingioiella di pagliuzze e pepite di mirifica lucentezza. Il vero non potrebbe esser colto con più rigore né più misteriosamente trasfigurato e rarefatto” scrive il critico Emilio Cecchi.

Giovanni Fattori fu uno scrupoloso osservatore, come lui stesso si definiva. Raffigurò la fatica quotidiana. Nell’opera “Le Macchiaiole” rappresentò il vero, delle semplici contadine, caratterizzate psicologicamente. I ritratti dei Macchiaioli raffigurano sia umili contadine e popolane sia signore della media ed alta borghesia, accomunate dal lavoro, dalla maternità, dalla famiglia, temi cari all’ideologia ottocentesca.   

Un secondo centro di aggregazione per i pittori è stata la campagna fiorentina di Piagentina.

Qui Silvestro Lega fu ospite della famiglia Batelli. Nelle opere realizzate in questo periodo si percepisce l’atmosfera serena, affettuosa della vita domestica, come ad esempio nel dipinto “L’educazione al lavoro” in cui raffigura l’amata Virginia Batelli, di spalle rivolta verso la bambina, seduta ai suoi piedi, in un silenzioso gioco di sguardi, mentre la luce entra da una finestrella. Come scriveva Signorini nel 1896: “Lega intende riportare la pittura dal vero ai nostri grandi quattrocentisti e continuare la sana tradizione non più col sentimento divino di quel tempo ma col sentimento umano dell’epoca nostra”. Dopo la morte per tisi della compagna attraverserà una grande depressione, aggravata da una malattia agli occhi. Continuerà a dedicarsi alla raffigurazione di interni domestici come in “Lezione della nonna”. Nella mostra era visibile anche la celebra opera “La visita” raffigurante un momento di vita quotidiana. 

Nella penultima sala erano inoltre visibili i dipinti della breve fase macchiaiola di Giovanni Boldini come “Ritratto di signora russa”, di Michele Gordigiani, Vito d’Ancona e Federico Zandomeneghi con “Signora nel parco”.

Nel 1867, dopo la chiusura del Caffè Michelangelo, Martelli fondò il periodico “Gazzettino delle arti del disegno”, in sostituzione del luogo fisico. 

Nella parte finale dell’esposizione erano presenti le opere di tema bellico, realizzato da Fattori, deluso nelle sue speranze risorgimentali, come “Pro patria mori”, in cui un soldato morto è circondato da porci. La mostra veniva chiusa da Cabianca nel suo “Mattutino” dal significato quasi mistico.



Giovanni Fattori “ Le macchiaiole”

Giovanni Fattori “In vedetta”

Zandomeneghi “Signora nel parco”

Borrani “ Il 26 Aprile 1859” a Firenze”

Telemaco Signorini “ Pascoli a Castiglioncello”