Ricordi di gioventù
Mio zio aveva una roulotte
la teneva derelitta
in una piazzola sulla strada
sotto due pini di montagna.
Non la muoveva da decenni
la ruggine rossiccia aveva corroso
il gancio da traino e i cerchi di metallo
delle due ruote una era sgonfia
l’altra finita in qualche fosso
o rubata da qualche disperato
la vernice scrostata sul tetto
e nei contorni dei finestrini
il vetro si era ossidato
e nessuno dei due si apriva ormai più.
D’estate in vacanza a casa dei nonni
mia sorella ed io bambinette selvatiche
avvezze a girovagare libere e sole
tra le selve la macchia e i vecchi metati
tra torrenti ingrigiti e capanne sbilenche
qualche volta in pomeriggi annoiati
entravamo nella roulotte dello zio
con la serietà rispettosa e deferente
che vedevamo in faccia ai grandi
quando andavano al cimitero nel giorno dei morti.
Ricordo il forte odore di muffa e di polvere
le righe gialle e arancioni dei cuscini sbiaditi
ammassati in qua e là e la gommapiuma che spuntava
dai bordi scuciti e vecchi giornali per terra
e piume di uccelletti entrate da qualche spiffero
a mezz’aria estatiche rimanevano agganciate
ai granelli di polvere illuminati dal sole estivo.
Non stavamo mai molto tempo lì dentro
la sensazione era quella di rimanere appiccicate
in qualche scucitura del tempo e dello spazio
tutto era immobile e calmo ma avevamo paura
che restandoci troppo il silenzio avrebbe incollato
anche noi che avevamo la parte dei controllori furtivi
quelli che di notte spiano l’interno dei treni
per vedere che tutti siano usciti ma in fretta lo fanno.
Ricordo che un pomeriggio di anonime ricognizioni
la piazzola era vuota e sul ghiaino scurito e schiacciato
si vedevano erbe bianche abortite e qualche verme agonizzante
e quella sera alle nostre domande diffidenti ci dissero
che la roulotte era lì da così tanto tempo che la terra
se l’era inghiottita durante la notte.
Ma mia sorella ed io
con un complice sguardo
concordammo che di certo
-l’ultima volta era forse di luglio
non eravamo uscite in tempo
dalla roulotte dello zio
non ne parlammo mai più.


