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Vent’anni fa si spengeva la “voce più amata di radio e tv”

In una caldissima e insopportabile calura estiva di venti anni fa, il 18 luglio 2003, un venerdì, si spengeva nella sua abitazione romana, Sandro Ciotti, “la voce più amata di radio e tv”. Il quotidiano Tuttosport ne annunciava il decesso con un titolo alquanto singolare: ”Addio al Sinatra del calcio. Aveva 75 anni ed era malato da tempo. Il suo stile resterà inimitabile”. 

Rileggendo attentamente il necrologio veniamo ancora oggi a contatto con una personalità specifica, accattivante caratterizzata, non solo dal suo timbro vocale inconfondibile, ma soprattutto da notevoli interessi culturali. ”La sua figura rappresenta -scriveva Piero Valesio, giornalista televisivo- per la RAI un pesante fardello. Perchè era probabilmente l’ultimo vero personaggio capace di garantire allo sport Rai un plusvalore legato alla sua stessa figura. Era una primadonna, Ciotti e come tale si concedeva vezzi estetici assolutamente impraticabili per altri, almeno in video: come i celebri colletti delle camicie che finivano poco sopra la cintura dei pantaloni. Ma era una primadonna capace di essere tale”.

E grazie ad un altro protagonista del giornalismo calcistico italiano, Carlo Nesti, abbiamo voluto riproporre a vent’anni dalla morte, l’indimenticabile memoria di Sandro Ciotti.

Secondo Lei, cosa affascinava in particolar modo di Sandro Ciotti?
La competenza calcistica, la vivacità linguistica, e la caratterizzazione vocale. Insomma: un giornalista assolutamente completo, del tutto rivoluzionario per l’epoca dei suoi esordi, e cioè gli anni Sessanta.
Ci può raccontare un aneddoto particolare su Sandro Ciotti? E quale contributo ha assicurato alla sua crescita professionale?
La prima volta che vidi una partita, al suo fianco, non mi rivolse lo sguardo per quasi 45 minuti. Azzardai una considerazione tattica, che condivise, e mi guadagnai il premio: portargli un caffè nell’intervallo.
Ogni persona del mondo televisivo lascia un segno. Sandro Ciotti cosa ha lasciato?
Quei 3 segni, indicati, sono indelebili. Non c’era mai stato un Sandro Ciotti prima. E non ci sarà mai più un Sandro Ciotti dopo. Anche perché, oltre alla professionalità, amava la vita, e ciò lo rendeva “personaggio”.
Sandro Ciotti si differenziava per i suoi molteplici interessi culturali. Tra questi in quali rifletteva di più la sua personalità?
Calcio e musica leggera. Sulla sua scia, Marino Bartoletti. E sulla scia di Marino, nel suo piccolo, il sottoscritto, che, come paroliere, collabora con i Sohnora. E’ stato un antesignano del connubio fra sport e spettacolo.
Che cosa ha rappresentato il calcio per Sandro Ciotti e come lo viveva?
Un figlioccio di Trilussa, e calciatore di professione, una volta appese le scarpe al chiodo, non poteva che trasferire la creatività nella prosa sportiva, ma, rispetto ad altri “cantori”, senza perdere il realismo tecnico.
Passerà alla storia del giornalismo sportivo? Perchè?
E’ già entrato nella storia, quando era ancora in vita. Ben pochi hanno potuto vantare la sua “universalità”, passando dalla radio alla televisione. La tipica capacità di sintesi avrebbe fatto breccia anche sul Web.
Fuori dallo schermo o dalla radio quali erano le caratteristiche di Ciotti uomo?
Era un personaggio difficile, e lui lo sapeva. Stimava solo chi aveva competenza, nei singoli settori, senza considerare i meno dotati. Per questo, essergli amici era come superare l’esame di Maturità.
A quale scuola giornalistica apparteneva Ciotti e quale mutamento è intervenuto dopo la sua straordinaria esperienza?
A nessuna, perché, prima di lui, radio e televisione annoveravano grandi “narratori”, ma non grandi “opinionisti”. Le sue interviste in tribuna-stampa, durante le partite azzurre, erano da “circolo intellettuale”.
Per quale squadra tifava Sandro Ciotti? Durante il suo lavoro sapeva ben “mascherare” la sua simpatia calcistica?
Penso che tifasse per Forlì e Lazio, dove aveva giocato, ma senza mai lasciare trasparire nulla. Allora, non andavano di moda i “giornalisti schierati”, e, francamente, non credo se ne sentisse la mancanza.
A Suo avviso, a quale evento sportivo era più affezionato? Perchè?
Risposta difficile: campionato di calcio? Mondiali di calcio? Giro d’Italia? Olimpiadi? Forse le Olimpiadi, ma non bisogna dimenticare che era un ex calciatore, e il primo amore non si scorda mai.
Qual è il modo migliore per perpetuarne la memoria?
Agire come voi, che lo ricordate. E magari chiudersi in bagno, come facevo da bambino, per imitare la sua voce. O Dio… non che il luogo sia ameno… ma lo sapete che mi capita ancora? Però… non ditelo a nessuno!

intervista tratta dail Cittadino



La coppia più celebre di radiocronisti: Sandro Ciotti e Enrico Ameri