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Il clamore dell’arresto del popolare conduttore con le considerazioni della giornalista del Tg1 Paola Cacianti

Il 17 giugno 1983, un venerdì, alle ore 4:15 del mattino, il popolo italiano, incredulo, assistette all’ arresto di Enzo Tortora, accusato per associazione a delinquere di matrice camorristica mirata al traffico d’armi e di stupefacenti. Il popolare conduttore televisivo, trovatosi a Roma presso l’Hotel Plaza per le registrazioni del programma di Rete-quattro, Italia parla, condotto con Pippo Baudo, venne accompagnato alla Questura centrale di via Inselci. Varcata la soglia della Questura romana  per essere imprigionato nel carcere di Regina Coeli, una schiera di giornalisti, teleoperatori e fotografi lo aspettò. Questi erano armati di macchine fotografiche, telecamere, registratori e quanto altro. Il suo caso e la sua foto con le manette ai polsi determinò uno scoop da non perdere che raggiunse tutte le parti del mondo. E ancora oggi, a distanza di quarant’anni, ne costituisce il simbolo più straziante di quella incresciosa vicissitudine. Iniziò così una durevole e articolata vicenda giudiziaria che si concluse lunedì 15 settembre 1986 alle ore 11:00 con l’assoluzione in formula piena dello stesso Enzo Tortora dalla Corte di Appello di Napoli. Il caso Tortora, sostanzialmente, si trattò soprattutto di un madornale equivoco della magistratura e dell’apparato giudiziario italiano a detrimento di un uomo innocente, di un eccellente protagonista del mondo televisivo nazionale.
A 35 anni dalla scomparsa, avvenuta a Milano il 18 maggio 1988, abbiamo voluto riproporre ai nostri lettori un’ immagine eloquente di Enzo Tortora parlandone con la dott. Paola Cacianti, celeberrima giornalista del Tg1, la cui indiscussa professionalità domina l’intero panorama televisivo.
1) Che cosa ha rappresentato per gli italiani Enzo Tortora? E quale fu l’aspetto più significativo della sua professione televisiva?
Direi un amico.  Non si è mai posto come l’officiante della TV ma come una persona che in quel momento avrebbe detto e fatto  come qualsiasi telespettatore si fosse trovato al suo posto. Anche se non tecnicamente ma almeno idealmente era già “in nuce” la nascita della Tv interattiva che poi ha dilagato con quiz, sondaggi, telefonate in diretta .
2) A 35 anni dalla sua scomparsa, quale ruolo occupa il suo “caso” nella storia del nostro paese?
Emblematico per chiunque creda nella “giustizia giusta”.
3)Non pensa che la vicenda Tortora fosse stato un apposito progetto mirato a scalfirne la sua illustre personalità?
Anche. Ma soprattutto la volontà di mostrare efficienza e preminenza di una certa parte dello Stato, spesso accusato di non combattere in modo deciso e mirato la malavita. Sicuramente un certo gusto popolare ad affondare la celebrità, il fortunato, il molto visibile ha avuto un suo ruolo.
4) Che cosa significò per l’Italia l’arresto di Enzo Tortora?
Sconcerto e nello stesso tempo a livello popolare la sottile soddisfazione che in fondo “siamo tutti nella stessa barca” e poi l’ idea che se uno arriva molto in alto c’è sotto qualcosa di losco. Il che, a volte, accade .
5)Secondo Lei, quanto può aver prevalso la superficialità  dei magistrati nel processo Tortora? Perchè?
Inesperienza a trattare con il giusto distacco il discorso “pentiti”. Perchè? Forse il desiderio di portare a casa un risultato comunque sia. Non tutti hanno avuto la pazienza e la “scientificità” di Falcone di intrecciare uomini, fatti, riscontri, ragionamenti.
6) A Suo avviso, l’adesione di Enzo Tortora al Partito Radicale in quel determinato frangente della sua vita fu un’azione indovinata?
Assolutamente si. In quegli anni il Partito Radicale è stato protagonista di battaglie civili che hanno cambiato il volto dell’Italia rendendolo più moderno e giusto. E non ha fatto sentire solo chi in quelle battaglie credeva.
7) Pensa che sul decesso di Tortora abbia influito la drammaticità della sua vicenda?
Come su ogni uomo normale, innocente, perbene e attento agli affetti e al rispetto degli altri come lui era.
8) La televisione di oggi avverte la necessità di un professionista come Enzo Tortora? E, secondo Lei, quale criterio televisivo avrebbe adottato?
Purtroppo quella televisione del “dialogo” un po’ “didascalica”, utile alla crescita culturale dei singoli è finita. Oggi chi parla di diritti e di bene comune ha poca “audience”. Vince l’immediatezza dell’obiettivo, i soldi, la popolarità, l’essere originali anche con l’ignoranza e la maleducazione con officianti ben diversi da Tortora che fanno della tv il veicolo di posizionamento per rientri di tipo affaristico-economici, meramente commerciali.

intervista tratta dal quotidiano on line  “Il Cittadino”