Sandro Giacobbe ci spiega il grande cantautore scomparso
In un’epoca come questa dove la canzone d’autore non riesce quasi più a stabilire una posizione su temi universali, continuano a mantenere il proprio primato alcuni motivi di grande successo degli anni ’70 – ’80 . Il repertorio è davvero vastissimo. In esso emergono nella loro inconfondibile melodia canzoni come, “Signora mia”, “Gli occhi di tua madre”, “Sarà la nostalgia”, “Primavera”, “Portami a ballare” ecc… ecc… Canzoni scaturite dal pentagramma e portate al successo nazionale e internazionale da Sandro Giacobbe, una conferma di assoluto prestigio della musica leggera italiana. E’ proprio il cantautore Sandro Giacobbe, a spiegarci l’artista precocemente scomparso Lucio Dalla.
Qual è stata la chiave determinante dell’ enorme successo di Lucio Dalla? E come lo viveva?
Lucio ha avuto due momenti sicuramente importanti nella sua vita: il primo è stato quello proprio degli anni ’60, credo che lui lo vivesse in modo conflittuale nel senso che era il momento dei cantanti che avevano un enorme successo come, ad esempio, Gino Paoli con Sapore di sale, Gianni Morandi con In ginocchio da te, ecc… Lucio era considerato, così, un po’ il “brutto anatroccolo”. Credo che anche i vari San Remo che aveva fatto con le canzoni, “Quand’ ero soldato”, “Bisogna saper perdere” non gli avessero consentito di giungere alla pienezza del suo valore artistico.
Il secondo momento, credo, invece che sia quando abbia preso stima in se stesso con la canzone, “4 marzo 1943”, che è stata la canzone ancora oggi in auge.
Sandro Giacobbe, Riccardo Cocciante, Lucio Battisti, Gianni Bella, Venditti, De Gregori, Renato Zero, Zucchero… tutti eccellenti cantautori: in che cosa si differenziava, da voi Lucio Dalla?
Da quel primo Lucio Dalla, noi eravamo una generazione successiva, a seguire, quindi una certa modernità anche nello scrivere le canzoni o nel svilupparle bene per adeguarle al nostro momento. Sicuramente la differenza era quella. Non a caso nella nostra ascesa, io, Cocciante, Venditti ecc… parliamo della metà degli anni’ 70 assieme agli anni ’80 ha coinciso anche la crisi di identità anche “autorale” di Lucio Dalla perchè quelli, per lui, sono stati anni un po’ bui, anni dimenticati. Ha avuto la grande forza e, soprattutto, la bravura di ritornare prepotentemente con un genere diverso, nuovo, con una straordinaria volontà di essere presente facendolo con canzoni meravigliose che sono partite come, “Come è profondo il mare”, “Nuvolari” e poi da lì in avanti c’è stata l’esplosione totale, direi definitiva, di un cantautore straordinario e poi con la canzone “Caruso” sicuramente è arrivato all’apice della sua creatività.
Secondo Lei, qual è stata la “filosofia” basilare di Dalla?
La filosofia è stata quella di dare una ricerca importante soprattutto a tutto quello che era il suo genere. Non si è mai fermato su dei canoni, magari anche di successo, o canoni che potevano dargli una tranquillità nel vendere dei dischi ma andava sempre alla ricerca raffinata di un qualche cosa che mirava sempre alla ricerca di cose diverse e sicuramente più importanti.
La musica di Lucio Dalla ha determinato un significativo innovamento. Come ha saputo imporre questa sua innovazione all’interno di un percorso musicale tradizionalmente già consolidato?
A parte che aveva anche uno “zoccolo duro” di affezionati, quindi non era partito sconosciuto, soprattutto nella seconda fase della sua vita artistica. Poi è stato importante il successo di certe sue canzoni che lo hanno rilanciato ai grandi vertici. A mio avviso la canzone che poi l’ha riportato in auge è stata “Attenti al Lupo”. Da lì, veramente, è nato un Dalla diverso.
In rapida sintesi ci può illustrare il valore artistico di Lucio Dalla?
Con la morte di Lucio Dalla è stata una perdita assolutamente grandissima soprattutto per noi cantautori. Gente come me e altri come me lo consideravamo come esempio, come mito, come una persona dove anche andare a confrontarsi di conseguenza. Quindi purtroppo è mancato troppo prematuramente da lasciare un vuoto che è difficile da colmare soprattutto come amico, come persona, come uomo, come identità e poi per questo suo patrimonio musicale così enorme che ci ha lasciato.
Quanto hanno prevalso il cuore e l’intelligenza nelle sue composizioni?
Erano alla base di tutto. Lucio era una persona molto sensibile con un grande cuore e una grande disponibilità nell’essere sempre attento a tutto quello che lo circondava e che faceva parte della sua vita. Era bravissimo nel descrivere tutto quello che accadeva intorno a lui con una satira, con un umorismo eccezionale e con una puntualità straordinaria nel raccontare nei testi questo, ma una bravura assoluta nel comporre canzoni.
Nella sua straordinaria e immortale produzione musicale emergono delle caratteristiche similari a quelle di Lucio Dalla?
Forse il cuore, perchè noi tutti cantautori abbiamo questa forza, questa volontà di scrivere le nostre canzoni basandoci, soprattutto, almeno per quando riguarda me, sulla nostra sensibilità, sul cuore, su quello che ci circonda e cerchiamo poi di riportarlo in musica. C’è chi ci riesce come Lucio, come altri, come grandissimi cantautori: Fabrizio De André, Sergio Endrigo, Lucio Battisti che è stato anche lui straordinario e che ha insegnato un po’ a tutti a farlo in un modo chiaro, limpido e immediato. Altri come Roberto Vecchioni che hanno più pacatezza, un po’ più difficili da farli arrivare ma però poi in certe canzoni lasciano il segno.
Nella sua vita c’è un ricordo significativo di Lucio Dalla?
Ho conosciuto Lucio vedendolo tantissime volte in giro nelle manifestazioni, durante le serate e negli spettacoli in televisione fatti insieme. Però l’ho conosciuto anche fuori dall’ambiente musicale perchè una volta è venuto in Nazionale Cantanti, di cui sono stato l’allenatore. Lucio era venuto, invitato da Gianni Morandi, a disputare una partita vicino a Bologna ed era stato accolto in un modo veramente straordinario. Avremmo voluto che continuasse a frequentarci e invece si era prestato solo per quella occasione dicendo: ”A me lasciate fare le canzoni e cantare. Vi seguirò nella vostra avventura anche di calciatori ma io oramai mi dedico solo alle canzoni”.
intervista tratta dal quotidiano on line “Il Cittadino”


