Dai mobili all’antiquariato, seguendo la passione per l’arte. E tra poco sbarca a Washington
Ha iniziato disegnando mobili in legno massello e a 19 anni ha creato la sua azienda, cresciuta nel tempo fino a dare lavoro a trenta persone, dando libero sfogo alla sua creatività per la realizzazione dei mobili classici. Da lì all’antiquariato il passo è stato breve. Lorenzo Pacini, una vita nel settore dei mobili ma anche un grande appassionato e critico d’arte. “Scrittore – come si descrive lui – critico d’arte e anche storico dell’arte. Mi sono occupato più che altro del periodo che va dal ‘400 in avanti. Sono quindi uno studioso di arte moderna e contemporanea”.
Come è nato il Centro Studi d’Arte Lorenzo Pacini?
“Era inevitabile che studiando Cezanne, Van Gogh, Munch, arrivassi alla contemporaneità. E’ stata un’altra folgorazione dopodichè non ho più avuti limiti di periodi storici. E dopo aver chiuso l’azienda nel 2018, ho creato insieme a mia moglie, anche lei appassionata d’arte, il Centro Studi d’Arte Lorenzo Pacini, che oggi vanta una galleria a Lucca e dove mia moglie è la presidente ed io sono il riferimento artistico, a cui si può chiedere di fare una perizia o una valutazione di un’artista. Essendo una ONLUS non ha motivi di profitto, è l’arte che viene premiata. L’associazione ha la prerogativa di incrementare quello che è l’arte in tutti i suoi aspetti dalla pittura alla scultura, grafica, fotografia, non c’è limiti. In Autunno è già programmata una grossa mostra a Washington e probabilmente saremo anche ad Amsterdam”.
Critico d’arte ma anche scrittore…
“Si, ne ho scritti alcuni per intero sull’arte, la vita, un pizzico di Van Gogh, emozioni, generalmente sono di saggistica d’arte ma trattano l’arte da un punto di vista vissuto. Mi ha insegnato molto mia mamma perché quando scrissi il primo libro mi disse: “Ma Lorenzo ma te scrivi libri con troppi nomi e troppe date. E’ noioso”. Allora forse da quel momento ho capito che dovevo scrivere libri che fossero più articolati, che trattassero anche quelle cose che incuriosiscono. Per esempio in uno ho scritto la teoria, che mi è stata poi confermata da un altro storico inglese, che Van Gogh in realtà non si è suicidato ma gli hanno sparato. Per lo stesso motivo, non è stato lui a tagliarsi l’orecchio per mandarlo a Gauguin, in segno di amicizia, ma piuttosto Gauguin che viaggiava sempre con uno spadino durante un litigio gli ha tagliato l’orecchio.
Attualmente scrivo libri a tema, su un artista, su un pittore, scrivo i concetti della sua arte e poi esprimo con le foto i vari periodi. Ho scritto anche un libro di racconti, dove c’è un po’ anche di autobiografia. Tra l’altro questo libro è stato presentato nel 2018 al Palazzo Ducale a Lucca e veramente è stato un grande successo, è già la quarta ristampa. Ogni racconto è accompagnato da una elaborazione fotografica artistica, fatta da un noto fotografo che identifica in uno scatto il racconto
E’ vero che i quadri spiegano meglio di qualunque parola però ci vuole un apporto critico. Faccio volentieri le recensioni anche perché mi vengono di getto. Vedo i quadri e mi viene da scrivere anche se non conosco il pittore, anzi mi vengono meglio se non conosco il pittore almeno sono libero di valutare i quadri più che la persona perché i quadri sono il diario vero, sincero. Quando un pittore ha talento e dipinge difficilmente è bugiardo, dice sempre la verità di com’è, descrive se stesso, un po’ come uno scrittore, un poeta”.
Lei ha dichiarato che un quadro è un po’ come un rebus.
“L’artista a livello personale si mette di fronte al supporto, legno, tela e realizza l’opera. Dal punto di vista del mio lavoro di critico d’arte, io per capire l’opera, l’artista, devo guardare il quadro, penetrare il quadro, ri-scomporre il quadro, arrivando al supporto e poi ricostruirlo insieme al pittore. A quel punto vengono fuori tutte le emozioni che vuole esprimere. Il Novecento è per natura un secolo dove vince l’arte espressionista. Dico “espressionista” perché l’arte del novecento descrive l’autore, la sua interiorità. Il quadro, anche la scultura, è un po’ come le poesie. Chi scrive le poesie, esprime l’emozionalità individuale dei suoi stati d’animo. Il dipinto è un diario dove l’artista appunta i suoi pensieri, le sue emozioni e li rappresenta. Il ruolo di un buon critico d’arte in teoria dovrebbe, oltre che cercare di capire chi ha talento e chi no, comprendere anche le motivazioni del perché un quadro o una scultura o una poesia o un testo letterario ha una valenza rispetto a un altro”.
Cos’è per lei l’arte?
“L’arte è emozionale, è un qualcosa che nasce dallo spirito interiore. L’operaio è quello che lavora con le mani, l’artigiano è quello che lavora con le mani e con il cuore, l’artista è quello che lavora con le mani, con il cuore e con la mente. Un artista vivo devo percepire le trasformazioni, se registra il tempo passato è morto. Goya dipingeva una Spagna compressa dai regimi monarchici e dalla chiesa, dalle vedute molto ristrette. Oggi dipingerebbe in un modo diverso delle cose stupendamente nuove.
Non esiste un’arte statica. L’arte deve essere sempre in movimento. Un artista che si ripete è un artista morto. Un artista che rinnova le cose in base al periodo e al pensiero attuale è un artista vivo. Senz’altro non si può vivere senza arte. Ed è più difficile fare l’astratto importante che fare il figurativo”.


