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Rettore della chiesa di S.Giusto, è stato parroco di Ghivizzano, Tempagnano e Lunata, Direttore della Caritas e missionario in Rwanda. Il 17 marzo festeggia un traguardo eccezionale

Don Franco Cerri, prete della Chiesa di Lucca, il 17 marzo ricorderà il 60° anniversario dell’ordinazione al Presbiterato, avvenuta nel 1963 per l’imposizione delle mani dell’arcivescovo Antonio Torrini, nella chiesa di san Paolino a Viareggio, insieme ad altri cinque confratelli.
Gli ho rivolto alcune domande sul suo lungo servizio alla Chiesa.
Come è nata la tua vocazione al sacerdozio?
È difficile dire in due parole quando e come. Quello che è certo è che fin da bambino mi piaceva vedere il modo di esercitare il ministero di alcuni preti, nella mia città Zara in Dalmazia. Poi a causa degli eventi bellici, nel 1948 venni come esule a Lucca, insieme 250 mila e più italiani dell’Istria, Fiume e Dalmazia.
La mia famiglia, mia madre e mio fratello (mio padre era stato ucciso dai partigiani comunisti jugoslavi, perché italiano), fu ospitata per otto anni nel entro Raccolta Profughi , presso l’ex Real Collegio di Lucca.
Anche a Lucca trovai un prete che si dedicava totalmente al servizio della Chiesa e dei poveri. E fu l’inizio della mia vocazione. Ho compiuto gli studi presso il Seminario arcivescovile di Lucca.
Dove hai svolto il tuo ministero pastorale?
Ho avuto il dono di poter vivere una intensa missione, alla quale ho dato tutto, senza riserve. Devo dire che tutti i vescovi, con i quali ho collaborato, nella Chiesa di Lucca, hanno avuto sempre una grande fiducia in me, affidandomi anche incarichi importanti, che qui ne ricordo alcuni: parroco a Ghivizzano, Tempagnano di Lunata, Lunata. Sono stato in missione per cinque anni in Rwanda (dal 1968 al 1973, una missione che porto sempre nel cuore, perché mi ha letteralmente cambiato. Sono stati anni difficili, perché ho rischiato la vita.
Nella mia diocesi ho avuto l’incarico di direttore della Caritas diocesana. E della Caritas sono stato anche per alcuni anni delegato regionale e consigliere del Consiglio della Caritas Italiana.
Per alcuni anni ho svolto il mio servizio di prete nel Carcere di Lucca.
Per oltre vent’anni, ho fatto il coordinatore delle pagine lucchesi del settimanale regionale Toscana oggi. È stata anche questa un’esperienza ricchissima. Tra l’altro, il giornalismo mi è sempre piaciuto. Inoltre, in questi, dal 2003 ad ora, ho pubblicato alcuni libri, l’ultimo dei quali era una critica alla Chiesa in generale di ritardare l’attuazione del Concilio. Attualmente, sono rettore della chiesa di San Giusto nel centro città di Lucca, dove oltre al servizio liturgico, seguo come responsabile del Centro diocesano del Catecumenato, gli adulti che chiedono di diventare cristiani e i giovani adulti che chiedono di completare l’Iniziazione Cristiana, con il sacramento della Confermazione. Questo è un servizio che porto avanti da oltre vent’anni.
In 60 anni di sacerdozio, quali sono i tuoi rimpianti e le tue soddisfazioni?
Confesso di avere svolto con gioia il mio servizio, non mancando ovviamente momenti di stanchezza e, perché no, di crisi. Come del resto avviene in qualsiasi persona.
Che cosa pensi della Chiesa di oggi?
Aspetto da tanto tempo che la Chiesa si declericalizzi, è una Chiesa ancora troppo clericale. Attendo e per quanto posso mi impegno perché diventi una Chiesa veramente Popolo di Dio, tutta corresponsabili, fedeli laici e preti, secondo il Concilio Vaticano II. Le cose vecchie, il “si è sempre fatto così”, una Chiesa nostalgica, non servono più a nessuno. È roba morta, roba da museo. Chiesa nuova per tempi nuovi.
Oltre ad essere sacerdote sei anche giornalista. I tuoi scritti, chiari ed eloquenti e definiti “graffiature”, mettono in risalto numerose questioni che spesso non sono affrontate. Puoi parlarcene?
I miei interventi guardano con umorismo, ironia e con un pizzico di satira quanto avviene nella vita della società civile e nell’ambito ecclesiale e non risparmiano nessuno. Voglio far togliere le maschere per andare alla verità. Sempre nel rispetto delle persone e delle istituzioni. Però, si sa, la verità fa male. Ma può fare anche del bene.
Quali significati può determinare la celebrazione di un 60° anniversario di sacerdozio?
Può contribuire a far conoscere la missione del prete oggi, anche perché non se ne parla quasi mai, persino nelle parrocchie. Se una cosa interessa, necessariamente se ne parla. La vocazione del prete nasce dall’innamoramento di Cristo e della Chiesa.


L’Invito

CHIESA DI SAN GIUSTO  (LU) 

60° ANNO DI PRESBITERATO

di don Franco Cerri

1963 – 17 marzo – 2023

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Venerdì 17 marzo ore 10

in San Giusto:S. Messa

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Sabato 18 marzo ore 16

in San Giusto: Incontro con don Franco

“60 anni al servizio della Chiesa”

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Domenica 19 marzo ore 10,30

nella Cattedrale San Martino

Concelebrazione della S. Messa

presieduta dall’arcivescovo Paolo Giulietti

con don Franco Cerri

TUTTI SIETE INVITATI A PARTECIPARE