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Un documento ancora oggi attuale su cui riflettere

Ha appena compiuto cinquant’anni l’enciclica “Pacim in Terris”, l’ultima, promulgata l’11 Aprile 1963, dal  Beato Giovanni XXIII (oggi san Giovanni XXIII), un documento ancora oggi prezioso, che ci piace riscoprire attraverso l’illustrazione che a suo tempo ci fece S.E. Rev.ma Mons. Marco Dino Brogi o.f.m (1932-2020), Arcivescovo titolare di Cittaducale (Rieti), partendo delle motivazioni che indussero il papa a redigerla.
“Il Beato Papa Giovanni XXIII – ci raccontò – non aveva manifestato nell’Enciclica le  sue motivazioni, ma le possiamo forse intuire esaminando il contesto: il 10 dicembre 1948 l’ONU aveva proclamato la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”, i cui principi in genere collimano con i principi cristiani; tuttavia essa pone a proprio fondamento la dignità della Persona, e pertanto si  mantiene su un piano che definirei “orizzontale”;  nella Pacem in Terris, che è dell’11 aprile 1963, poche settimane prima della sua morte (3 giugno 1963) egli non elenca soltanto i diritti della Persona umana, ma anche i suoi doveri, e lo fa partendo dal rapporto dell’Uomo con Dio, ponendosi così su un piano molto più elevato, in una dimensione sostanzialmente diversa.
1) Come è strutturata questa Enciclica?
L’Enciclica consta di cinque  capitoli, iniziando con l’asserire nel primo, dedicato a “L’ordine tra gli esseri umani”, che ogni essere umano è persona, cioè è soggetto di diritti e di doveri, di cui enunzia i principali.
Nel secondo tratta invece dei “Rapporti tra gli esseri umani e i poteri pubblici” all’interno delle singole comunità politiche; il Papa passa poi ai rapporti fra le Comunità politiche ed infine a quelli degli esseri umani e delle comunità politiche con la comunità mondiale.
L’ultimo capitolo è dedicato alle molteplici questioni pastorali connesse ai principi esposti.
2) Ci può illustrare sinteticamente le peculiarità fondamentali di questa Enciclica?
L’argomento trattato è talmente vasto, da non permettermi di riassumerne i ricchi contenuti: il Papa inizia solennemente l’Enciclica asserendo testualmente che la Pace in Terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può essere instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio; l’ordine dell’Universo è dunque riconducibile a Dio e tutto ciò che riguarda la posizione nell’Universo  stesso dell’essere umano,  creatura razionale e sociale, ed il suo modo di entrare in relazione con gli altri uomini e le altre donne, sia individualmente che comunitariamente, deve essere fondato sull’ordine che regge l’Universo.
3) Non le è possibile scendere a maggiori particolari?
L’ampiezza della trattazione non mi facilita questo compito; potrei tuttavia dire qualcosa del primo capitolo, che presenta i diritti e i doveri delle singole persone.
Il Papa cita il diritto all’esistenza e ad un tenore di vita dignitoso, allo sviluppo del proprio livello culturale, ad onorare Dio secondo i dettami della propria coscienza, e alla libera scelta del proprio stato.
Egli prosegue con i diritti relativi all’economia, e poi con  quelli di associazione e di riunione, di emigrazione ed immigrazione, ed altri ancora, a contenuto politico…
4) Quali considerazioni  possono trarre da queste asserzioni?
Quelle stesse illustrate dall’Autore stesso dell’Enciclica al termine di questo primo capitolo, cioè dell’indissolubile rapporto intercorrente in ciascuna persona tra i suoi diritti ed i suoi doveri, come pure la reciprocità di diritti e doveri fra persone diverse, con conseguente obbligo di ciascuno di noi di rispettare i diritti altrui, e di collaborare con gli altri con pieno senso di responsabilità.
Sono queste infatti le premesse per una convivenza nella giustizia, nell’amore e nella libertà, che ci permettono di conseguire, come  dice questo Papa all’inizio del documento, l’auspicata Pace tra gli individui, nelle famiglie e nelle comunità più ampie.
5) Quanto Lei dice pare indicare una piena validità ed attualità delle asserzioni contenute in questa Enciclica; a 50 anni dalla sua pubblicazione quali risultati ha conseguito?
Sono del parere che non si debbano attendere da questa Enciclica dei risultati pratici, poiché “la Chiesa – come ci ricorda Paolo VI nell’Enciclica Populorum Progressio, che è del 26 marzo 1967 – non ha soluzioni tecniche da offrire”; il documento che ora presentiamo enuclea dei principi; essa tuttavia apporta un rilevante contributo all’edificazione della dottrina sociale della Chiesa, che possiamo considerare un cantiere sempre aperto, ed infatti questa Enciclica viene citata non solo nei documenti del Vaticano II, celebrato dal 1962 al 1965, ma anche in tanti altri documenti posteriori, fino alla recentissima Caritas in Veritate, di Papa Benedetto XVI.
6) In questa Enciclica, a suo avviso, quale legame può sussistere tra fede e politica?
L’Enciclica è un documento sociale, che riguarda ogni uomo ed ogni donna, che  ha come fondamento l’insegnamento del Signore Gesù, ed è in questo insegnamento, inscindibilmente collegato con la Parola, che noi possiamo rilevarne il legame con i principi della nostra fede.
7) Non le sembra inopportuno che Pacem in Terris sia stata indirizzata non solo ai Vescovi Presbiteri e Laici cattolici ma anche “a tutti gli uomini di buona volontà”, quasi a voler coinvolgere con un documento pontificio anche i non cristiani ed i non credenti, nel tentativo di imporre loro la dottrina sociale della Chiesa?
No, direi proprio di no: è vero che  i  documenti pontifici di regola sono rivolti,alla Chiesa, ma in questo caso Papa Giovanni XXIII sapeva bene che i principi da lui enunziati hanno un carattere universale, ed anche chi non conosce il Cristo non può negare tale portata.
Questa Enciclica è infatti un documento essenzialmente cristiano, fondato sulla Scrittura e sulla Parola di Gesù, ma quanto asserisce può essere accolto da tutti gli uomini di buona volontà, ed è per l’appunto a questi  che si rivolge il Papa.
D’altronde, questo caso non è unico; così, ad esempio, Papa Benedetto XVI  ha indirizzato l’Enciclica Caritas in Veritate, or ora ricordata, “a tutti gli uomini di buona volontà”, ed è anche questo un documento sulla dottrina sociale della Chiesa.
8) In quale misura questa Enciclica riflette la straordinaria personalità del Beato Giovanni XIII? Quali tratti significativi di questa personalità riescono ad emergere?
Risponderei facendo riferimento all’apertura di Giovannni XXIII al dialogo, al suo desiderio di avvicinare tutti gli uomini, anche i più lontani, anche quelli ostili alla Missione della Chiesa; basti accennare allo spirito con il quale egli svolse i suoi incarichi di Rappresentante Pontificio in ambienti a maggioranza  non cattolica o non cristiana, quale Delegato Apostolico in Bulgaria e poi in Turchia, dove ha lasciato un sempre vivo ricordo.
9) Poiché il contenuto dell’Enciclica riflette la profonda umanità del pontefice anziché precise istanze teologiche, è giustificabile un simile atteggiamento da parte di un Papa?
Rispondo che non vedo alcuna difficoltà, ove si tenga presente che il cristianesimo, fedele agli insegnamenti di Nostro Signore, abbraccia ogni essere umano nella sua totalità, senza voler astrarre la sua vita spirituale da quella sociale.
D’altronde Pacem in Terris si inserisce nell’alveo delle grandi Encicliche sociali ed altri pronunciamenti in materia, provenienti dai Pontefici Romani dalla fine del XIX secolo ad oggi, cioè dalla Rerum Novarum di Papa Leone XIII, del 15 maggio 1891, alla Caritas in Veritate di Benedetto XVI, del 29 giuigno 2009: si tratta di encicliche, radiomessaggi, discorsi, con i quali i Papi Pio XI, Pio XII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, hanno delineato la dottrina sociale della Chiesa, apportando ciascuno un valido contributo al suo progresso, collegato all’approfondimento della coscienza umana in campo sociale, come pure al bisogno di dare una risposta ai problemi sempre nuovi che sorgono ogni giorno nella società.

Tratta da il Cittadino”  (aprile 2013)



S.E.R. Mons.Marco Dino Brogi