Più forte della disabilità, un giornalista vero, fuori dal comune
Te ne sei andato all’improvviso, lasciandoci senza parole. Non lo vedevamo da diversi mesi ma era sempre un piacere rincontrarlo e scambiarci due parole, soprattutto di calcio. Da tanti anni, la sua “vera” casa era diventata lo stadio e la Lucchese, la sua seconda famiglia e là era facile trovarlo. Guai a parlarne male, anche se spesso le vicissitudini societarie rossonere e della squadra lo facevano soffrire. Per la vecchia pantera aveva sempre una buona parola e una fiducia incondizionata.
Ho avuto il piacere di avviarlo alla professione di giornalista e lo ricordo ancora quando si presentò in redazione giovanissimo, sulla sedia a rotelle, ancora fresco di studi e con il grande desiderio di scrivere di calcio, nonostante la sua disabilità, mettendo in campo una forza di volontà eccezionale. Voleva fare il giornalista e nonostante le sue difficoltà fisiche e pur dovendo dipendere sempre dagli altri, c’è riuscito, grazie alla sua competenza, serietà e simpatia. Grande conoscitore di calcio e con una memoria di ferro, curioso come un giornalista deve essere, perspicace e pungente nei suoi commenti, Diego Checchi si era formato andando a vedere le partite di calcio giovanile, prima di conquistarsi una ribalta meritata tutta sua con i grandi e la stima di tutti gli sportivi e addetti ai lavori. Ci mancherai!
Alla mamma e al fratello Luca le nostre più sentite condoglianze.
Paolo Bottari


