A vent’anni dalla scomparsa, il ricordo di Suor Angela Giannecchini, superiora del Convento Agostiniano di Lucca
E’ da poco ricorso il ventennale della morte di madre Angela Giannecchini, superiora del Convento agostiniano di Lucca. Suor Angela, meglio conosciuta come “la madre del chiostro” data la collocazione del convento nel chiostro di San Martino, era nata a Motrone, all’epoca nel comune di Pescaglia, il 26 agosto 1910 in una famiglia che aveva già concesso alla Chiesa altre vocazioni. Madre Angela aveva uno zio sacerdote nell’Ordine dei passionisti e una zia suora nella Congregazione delle Ministre degli Infermi di San Camillo.
Poco dopo la morte avvenuta a 93 anni, di cui 68 di professione e 41 di superiorato, il sacerdote Remo Baronti le aveva dedicato un libro dal titolo “La Madre del Chiostro” con la presentazione del vescovo Mansueto Bianchi.
Dalla stessa pubblicazione abbiamo estratto tra le numerose testimonianze di affetto rivolte alla superiora agostiniana quella di mons. Fausto Tardelli oggi vescovo di Pistoia.
«Quando se n’è andata in silenzio, dopo una malattia che l’aveva tolta alla vista già da un pò di tempo, ho subito pensato che il cielo si arricchiva di una nuova stella, lassù accanto al Signore, in mezzo al coro degli angeli, Angela tra gli angeli, di nome e di fatto.
Direi di non aver avuto con lei un’amicizia approfondita: i nostri incontri sono stati sempre limitati nel tempo, piuttosto saltuari. Sufficienti però a farmi brillare davanti agli occhi la limpida testimonianza di una donna di Dio, abbandonata al suo volere e sempre lieta. Ho ancora in mente il suo sorriso gioioso con il quale affrontava anche le difficoltà più dure. Sorrideva e, se si faceva notare che forse il carico sulle sue malandate ossa era eccessivo, allargava ancor il sorriso e tirava dritto con una scrollatina di spalle, come dire: “Che vuoi che sia!”.
L’avevo vista per la prima volta da seminarista. Le “suore del chiostro” come allora si diceva, ci parevano un tutt’uno con la cattedrale. La custodia del guardaroba del duomo, il laboratorio di taglio e cucito per le necessità della liturgia, l’ospitalità sempre pronta, facevano si che si sentisse come a casa; in qualche modo, in anno in anno, di ordinazione in ordinazione, si cresceva insieme a queste buone suore che ci accompagnavano con simpatia e amorevolezza. Lì incontrai Madre Angela e subito mi accorsi della sua anima di Dio. Era il motore di tutto e per noi un punto di riferimento, manifestandoci una premura ed una tenerezza veramente materna. Gioiva con noi ed amava vederci insieme, uniti. Divenuto prete, ogni volta che la rivedevo, avevo modo di manifestare tutto il suo attaccamento affettuoso ed il suo naturale sguardo di fede sulle cose.
Me la ritrovai un pò più vicina, quando, dopo qualche anno dall’ordinazione, rientrato dagli studi romani, fui inviato dal Vescovo a Viareggio ad occuparmi della pastorale giovanile. In quegli anni Madre Angela stava proprio là, nella casa vicino a piazza Mazzini. Era venuta la fusione del piccolo istituto con altre suore della stessa regola. Madre Angela, dopo aver continuato per un pò di tempo ad esercitare il suo servizio, si fece poi da parte mettendosi a lavorare nella casa di Viareggio. Fu allora che ci incontrammo più volte, parlammo un po’ di più, qualche volta celebrai in quella cappelletta e comunque, sempre, l’incontro con Madre Angela donava serenità e pace, sollevava lo spirito e, pur nella semplicità delle parole, arricchiva profondamente. E così è stato ogni volta che mi capitò di rivederla, dopo quel periodo. Le occasioni furono un po’ più rare ma intatta era la festa e la gioia, quando capitavano. Ringrazio il Signore di avermela fatta conoscere e di avermi stampato nel cuore quel volto espressivo e luminoso che testimoniava di Lui con straordinaria naturalezza».
Il Comune di Borgo a Mozzano con delibera di giunta n. 48 del 19 maggio 2005 intitolò a madre Angela Giannecchini una via a Motrone suo paese natale.


