La ribellione del profondo femminile, dal romanzo di David Herbert Lawrence
di Giada Bonaguidi
Questo libro mi è stato regalato da una cara amica. Sulla prima pagina ha scritto una dedica che tra le altre cose dice “Credo di essermi sentita vicina a Connie, lei mi ha aiutato a conoscere meglio me stessa: sono certa che sarà vicina anche a te”. E’ meraviglioso come le cose arrivino nell’esatto momento in cui devono, come gli avvenimenti a volte siano allineati a noi e cadano a pennello. Era un po’ di tempo che non trovavo qualcosa da leggere che mi toccasse nel profondo e questo libro mi ha catturata fin dalle prime pagine.
Lady Chatterley, Connie, vive e prova quello che ogni ragazza prima o poi è chiamata ad affrontare: il contrasto tra quello che si agita dentro di lei, dei propri desideri e sentimenti, e un mondo esterno che appare freddo e incapace di accoglierli e comprenderli.
Il mondo maschile si allinea qui alla società del primo dopoguerra, la società dell’apparire, delle perfette facciate che celano dietro di sé il nulla, il vuoto di una generazione che si vede quasi costretta ad essere felice, sfrenata tra jazz, alcol e sigarette, ad apparire e apparire senza mai trovare sincronia tra quello che viene proiettato fuori e quello che si nasconde dentro.
Il marito di Connie, Sir Clifford, è l’emblema di questo. Rimasto paralizzato durante la guerra dalla vita in giù, trova nuovo scopo nella letteratura e si chiude dietro la facciata di colto intellettuale (scrive racconti che hanno discreto successo e gli garantiscono guadagni economici) e si presenta a noi come una figura fredda, quasi vivesse al di là di un vetro trasparente che gli permette di vedere la vita ma non di farne parte.
Connie gli è devota, ma questa esistenza vuota a lungo andare la consuma e la rende grigia, apatica, prematuramente vecchia. Vediamo l’evolversi del personaggio e dei suoi sentimenti quasi fossimo dentro di lei, noi diventiamo Connie e come lei pagina dopo pagina sentiamo crescere il desiderio di vita e di ribellione, il desiderio di passioni e sentimenti autentici, di squarciare il velo di indifferente apparenza per tornare a sentirci giovani e pieni.
Il mondo femminile è il vero protagonista di questo romanzo, un mondo di pulsioni sottomarine e sommerse. Dove Sir Clifford fa avanzare la sua barchetta, puntato verso l’orizzonte del successo letterario, andando col vento del gusto del pubblico ma rimanendo sempre sulla superficie della compostezza e discrezione del suo titolo di baronetto, dov’è Connie?
Come tutte le donne e le passioni, giù per chilometri sotto la superficie, tra i pesci e la melma, tra grotte sommerse e spugne di mare, dove tra i relitti le pulsioni vitali e i desideri e l’istinto si avviluppano e covano tra il sale e il sangue fino a diventare talmente bollenti da esplodere a galla.
E Connie fa quello che tutte noi abbiamo fatto almeno una volta: si lancia sotto il temporale in una corsa che è insieme follia e slancio vitale, è rottura della finzione, un tornare alla vita nella sua forma più autentica. La donna ritrova se stessa e la sua natura, torna ad essere tutt’uno con il suo corpo, con il calore, la pioggia, la terra, i propri sentimenti.
Credo che la parola chiave di questo romanzo sia “libertà’”: libertà pura e semplice, libertà di essere, di sentire, di provare, di respirare. Di rivendicare se stesse a dispetto della reputazione, delle apparenze, degli scandali e delle aspettative.
Il finale è aperto, non sapremo mai se Connie e il suo guardiacaccia avranno il loro lieto fine, se riusciranno a stare insieme e ricominciare da capo una vita più autentica, ma il fatto che Lady Chatterley abbia deciso per se stessa a discapito di tutto il mondo esterno è già un finale che lascia speranza. Il fatto che questo romanzo sia stato pubblicato quasi un secolo fa (la prima edizione uscì nel 1928) lascia stupiti perché affronta temi e argomenti completamente attuali: tutte noi possiamo rivederci e ritrovarci in Connie.
Concludo con una citazione dalla lettera di Mr. Mellors in chiusura del romanzo: “Tutte le sciagure che sono accadute non sono riuscite a far appassire i fiori, e neppure l’amore delle donne”.


