La vita di Evelyn, una storia, un libro, il romanzo da leggere (prima parte)
Simona Manetti, nata a Firenze, nel suo libro “Orizzonti trasversali”, rielabora alcuni episodi della sua vita personale, creando un racconto, avente per protagonista Evelyn, una ragazza normale, che dopo una notte, si risveglia accusando l’impossibilità di camminare, l’odio verso la propria immagine riflessa nello specchio, la difficoltà ad articolare le parole. Si isola sempre più dal mondo circostante. Dopo un ricovero, con un TSO, presso l’ospedale di Firenze, giunge in una clinica tranquilla. Qui Evelin comincia un processo di elaborazione e accettazione della malattia. Scopre di avere talento come scrittrice.
Dopo essere stata dimessa dalla clinica, la ragazza intraprende un viaggio alla ricerca delle origini della sua famiglia tra Arezzo e Firenze, in un percorso di ricerca di se stessa.L’autrice Simona Manetti così spiega la scelta della protagonista:” “Evelyn” è un nome che ho amato sin da ragazzina quando lessi James Joyce. Evelyn di “Gente di Dublino” avrebbe la possibilità di fuggire però si ricorda le parole della madre e le promesse di occuparsi della famiglia. Evelyn è uno dei personaggi femminili che ho sviluppato in altri racconti.Ho cominciato a scrivere una quindicina di anni fa. È una cosa di cui ho bisogno come pillola di saggezza. Progressivamente quindi lo ampliavo. Me lo sono trascinato nel tempo, negli anni. C’era collante che poi ho tolto. Bisogna leggerlo rilassati, sul divano perchè il linguaggio è fluido, come un collage. La mia formazione universitaria è sulla letteratura tedesca e quindi sono rimasta influenzata. È una buona scuola”.Il professor Giampiero Giampieri così si esprime riguardo al romanzo: “La prima volta che l’ho letto, il libro mi ha imbarazzato, la seconda ho capito. Adotta uno stile ellittico, che lascia tante cose, non dice, un pò come se parlasse più per sè e con sè che con chi legge il libro. In certe pagine sono stato severo, la narrazione mi sembrava scoordinata poi ho capito la coerenza che c’era nel libro. L’ho definito “ellittico”. Significa che manca soggetto o verbo. Sembra che qualcosa si perda invece no. Non è narrativo perchè a volte la storia si interrompe. In alcune parti diventa saggio psicologico, psicanalitico, giallo, tante cose. Sembra una “picara dell’anima”. “Picara” è un tipico genere narrativo spagnolo che ha fatto fortuna anche in Italia, nel quale il bimbo si muove, matura, fa esperienza.Ti ho definito “picara del cuore e della mente”.”Picara” è un libro di viaggio e vagabondaggio per capire e per sapere.L’autrice di “Evelyn” sente, scopre, sa che siamo fatti per sapere e scoprire insieme agli altri. Siamo perfettamente soli, anche con babbo, mamma..Perchè non ci capiamo.Siamo costituiti, si nasce, si cresce e siamo fatti di necessità di vivere insieme ma gli altri non ci aiutano.Questo racconto è scombinato come lo è la vita. La vita ti costringe a fare salti. Tu devi disobbedire di continuo a chi ti dice di obbedire. C’è necessità di balzare, come “balzo della tigre” (penso a Clorinda di Tasso che ha tigre come totem). I genitori sono la tua prima trappola. È triste doverlo dire. Io li amo ma li ho anche odiati senza saperlo. Amando genitori, nonni, uno entra in quel labirinto. Ti senti guardato, giudicato o anche approvato. Il nostro divenire è falso e infine vero fin da quando siamo piccoli, troppo piccoli per capire. Evelyn cammina a piedi nudi e si sente felice come i bambini però si guarda allo specchio ed è costretta a vedere. Tu ti guardi nello specchio e ti vedi per quello che sei”.


