A Palazzo Mansi, un’intera sezione del Museo dedicata a questa preziosa lavorazione ricca di storia. Peccato che sia quasi sempre chiusa al pubblico
E’ stata l’arte che ha reso famosa Lucca in tutto il mondo e che le ha regalato il benessere, molto prima di altre città. La lavorazione della seta e i suoi preziosi tessuti fin dal lontano 1200 sono stati richiesti in tutta Europa. Oggi, di quest’arte, se ne conserva in parte il ricordo attraverso la ricca raccolta di oggetti e telai di una volta facenti parte della collezione Niemack presso il museo di Palazzo Mansi a Lucca.
Maria Niemack era nata a Milano nel 1892, ma aveva vissuto sempre a Lucca. Nella sua villa al piano terreno aveva fondato la ditta artigiana “Tessiture rustiche di Lucchesia”, che produsse tessuti di alta qualità dal 1950 al 1975, fino alla sua morte. Amante delle sete lucchesi fin da giovane, aveva studiato la tradizione e le tecniche di lavorazione, raccogliendo telai ottocenteschi, della zona di Bagni di Lucca e altri strumenti, per produrre tessuti di filaticcio di seta, canapa, lino, cotone e, in minor misura, lana, rinnovandosi sempre negli accostamenti di colori e di punti. Questi oggetti compresi i campioni di tessuti, oggi, si trovano in gran parte presso il museo Mansi, negli ambienti dove si trovavano le cucine del palazzo e sono visitabili, anche grazie alla prosecuzione di questa tradizione attraverso un “Laboratorio di tessitura rustica Maria Niemack”, di cui fa parte Lucia Nesi che abbiamo voluto intervistare, per carpire i segreti di questa lavorazione: “Tutto iniziò nel 2005 con Elvira Sesti come responsabile del laboratorio, coinvolgendo un buon numero di tessitrici che aderirono grazie alla passione per questo lavoro e per il piacere di lavorare in un ambiente così ricco di storia. E anch’io accettai di buon grado la richiesta. Era tutto volontariato. Oggi è bello raccontare e spiegare questo mondo alle scolaresche per tramandare le nostre tradizioni più antiche”.
“Ci sono disegni di donne in costume tradizionale, che indossavano gonne con la rigatura. La seta veniva prodotta nelle case di campagna, in ogni famiglia, attraverso la procedura della bachicoltura. La Niemack fu geniale nel cambio di destinazione di queste lavorazioni, passando dalla sottana del costume tradizionale della campagna alla tappezzeria a metraggio per rivestire poltrone, divani, tendaggi pesanti”. “Al museo ci sono le foto dei telai, risalenti agli anni venti, come erano all’origine nella casa della signora Niemack ma ce ne sono diversi molto belli e preziosi che vengono tenuti in funzione per uso didattico e ne abbiamo ancora di più vecchi, di castagno. Producevano galloni in gran parte a domicilio e la tappezzeria a casa di lei. A farle concorrenza c’era la signora Elisa Raffaelli”.
Lucia ci spiega, poi, la tecnica di lavorazione: “La trama può variare sia di colore che di qualità, mentre l’ordito rimane lo stesso per tutto il lavoro. Usiamo materiali sempre artigianali e anche i colori li creiamo partendo, come una volta, dalla raccolta di erbe, a seconda della stagione. Ad esempio maggio è il miglior periodo per tingere con un verde brillante ricavato dall’ortica. Per tingere il filato si parte con la bollitura della lana o della seta nell’acqua con allume di rocca, bisolfato e alluminio. Si fa bollire per un’ora, prima di lasciarlo raffreddare e poi si strizza. Particolari colori si possono ricavare anche dal castagno, noce, tiglio e quercia mentre l’azzurro si può creare dall’indaco o da un’ altra pianta, il guado, che si trovava nell’antica Europa, soprattutto in Provenza. E’ interessante come per ottenere varie tonalità di verde si possano usare foglie o arbusti ma ogni volta possono venire colori irripetibili. Con le bacche e dell’uva è bellissimo perché contengono sostanze antociani”.
Detto della tintura, passiamo alla tessitura: “Quella con un ago è una tecnica completamente diversa che permette la creazione degli arazzi, dei veri e propri disegni sui tessuti. Molto importante la scelta dell’ordito da cui prende forma il tessuto mentre il filo viene passato in orizzontale. L’arte di Lucca nel fare gli arazzi era impareggiabile e non conosceva rivali. Raffaello stesso era un grande disegnatore di cartoni per arazzi. Infatti, prima si fabbricava il cartone e poi il tessitore ne seguiva il disegno. Un elemento distintivo erano le sfumature che necessitavano di grandi esperienze e tecniche”
E mentre ci mostra alcune lavorazioni, Lucia ci spiega il “filaticcio lucchese”.
“E’ una produzione garfagnina”, risponde, “con crini di cavallo. Qui lavoriamo tutti i tessuti: canapa, lino, lana, cotone e seta. Ormai abbiamo una strumentazione quasi moderna anche se i telai della Niemack erano tutti antichi dell’800 e qualcuno forse anche del ‘700. Adesso utilizziamo i rocchetti di plastica, perché quelli di legno si deteriorano ma l’attrezzatura è rimasta invariata. Al museo, accanto all’orditoio, ci sono dei vecchi fusi, delle rocche utili per filare mentre alla parete è appesa una gigantografia della signora Sesti in costume che fila con rocca e fuso”. E intanto scopriamo che per realizzare un tappeto con questa strumentazione occorrono un paio di giorni”.
Peccato che, per la mancanza di personale, al Museo di Palazzo Mansi, questa sezione sia poco accessibile al pubblico perché quasi sempre chiusa. Eppure si tratta di un’arte che ha fatto la storia della città nel mondo.
Chi è Lucia Nesi
Ce lo spiega lei stessa: “Ho lavorato tanto nella salute mentale dall’86 al ’90”, racconta. “Prima cominciai in un Centro diurno in viale Giusti, dove avevano portato due telai dall’ex struttura di Maggiano cara a Tobino. Poi ci fu chiesto, direttamente dalla stessa struttura di collaborare perché l’infermiere che seguiva i laboratori di tessitura era andato in pensione. Ero giovane e ci rimasi quattro anni. Ricordo che c’era una stanza enorme con tanti telai dove lavoravano proprio gli stessi pazienti. Per me è stato il lavoro più bello. Erano ragazzi così educati, si occupavano del fabbisogno tessile per tutto l’istituto, producendo lenzuola, coperte, tovaglie, fasce di contenzione, bordato da uomo e bordato da donna, cioè tessuto celeste con riga gialla della divisa dei “matti” e anche orditi di ottanta metri! In un quadernino c’erano scritti i “segreti” e tutti i consigli più utili per creare tessuti di ogni tipo.
“Adesso, faccio parte di un’associazione, che produce tessuti in un laboratorio tessile a Lucca. “Qui ci sono gli arcolai che in lucchese si chiamerebbero “guindolo”. Lavoriamo anche con telai da tavolo, molto semplici ma sempre nel rispetto della tradizione. Insieme ad una decina di soci, cerchiamo di portare avanti questa attività che continua a darci tante soddisfazioni”.



