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L’alcova degli sposi (seconda tappa), il fascino della leggenda e i lussi della nobiltà aristocratica

Il nostro viaggio alla scoperta delle bellezze e dei preziosi contenuti del Museo-Palazzo Mansi a Lucca prosegue con il piano nobile dove sono custoditi i diciotto preziosi arazzi fiamminghi che decorano le quattro Sale delle Allegorie degli Elementi, dipinte nel Seicento da Marcantonio Chiarini e Giovanni Maria Ciocchi. E’ rappresentata la triste storia di Zenobia, principessa di Palmira, antica capitale della Siria, che nel 272 d.C. difese la sua terra dall’esercito romano guidato da Aureliano, che la sconfisse e la portò a Roma in catene d’oro. Il ciclo si apre nella Sala dell’Allegoria della Terra col “Trionfo di Aureliano” e si chiude nella Sala dell’Allegoria del Fuoco con “Zenobia e Odenato alla testa del loro esercito”,  non rispettando quindi la cronologia dei fatti, in quanto questo episodio precede la cattura di Zenobia, raffigurata nella seconda sala dedicata all’Allegoria dell’Acqua. Gli arazzi furono realizzati da Geraert Peemans, della Manifattura di Bruxelles, su un disegno eseguito da Justus van Egmont. Furono acquistati da Ottavio Mansi, tramite un mercante lucchese che operava ad Anversa, Ascanio Martini, nel 1668. Quest’ultimo invece delle “tovaglie” e “telerie bianche” richieste, per errore inviò al marchese una “tappezzeria finissima di disegno raro e foggia nuova”. Raffaele Mansi Orsetti, ultimo esponente della famiglia, dispose gli arazzi secondo la moda dell’epoca, che amava coprire gli ambienti con pesanti stoffe. Molti, per adattarli alle pareti, sono stati tagliati o cuciti insieme ad altri. Per coprire gli spazi vuoti, Raffaello Mansi Orsetti inserì dei piccoli arazzi verticali con “Storie di Antonio e Cleopatra”. L’appartamento termina con la Sala dell’Alcova o Camera degli Sposi, allestita nel 1688 in occasione delle nozze tra Carlo Mansi e Eleonora Pepoli. I due pittori bolognesi Marcantonio Chiarini e Giovan Gioseffo Dal Sole, affrescarono, rispettivamente, l’incorniciatura architettonica della stanza e “Amore e Psiche”, sul soffitto, in monocromo giallo.

All’alcova, che accoglie il letto degli sposi, si accede attraverso una “serliana”, caso unico a Lucca, in legno scolpito, intagliato e dorato. Le eleganti decorazioni in alto riprendono motivi tipici dell’ambiente fiorentino. La struttura è sostenuta da quattro cariatidi, con in testa un cesto ricolmo di frutti, simbolo dell’abbondanza. L’effetto è di notevole impatto visivo, si è affascinati dal fulgore, dalla ricchezza e dall’eleganza dell’architettura. L’idea fu di Raffaello Mazzanti. Il letto, settecentesco, è in velluto verde scuro, con disegni vegetali, in seta policroma e oro. Presenta in alto quattro vasi di fiori, tipicamente lucchesi. Le pareti, la coperta e il telo di fondo del letto, sono sontuosamente rivestite in raso di seta giallo, con ricami naturalistici. I dipinti sulle pareti dell’alcova trattano il tema del “Sonno” e della “Veglia”. Il pavimento è in legno per trattenere meglio il calore. La camera potrebbe essere appartenuta alla celebre Lucida Mansi. Il ritratto di donna bellissima, dai capelli biondi, può darsi che raffiguri lei. Ma il nostro viaggio prosegue. Il Museo Mansi ha tante altre cose da farci riscoprire. Non perdete le prossime puntate…


L’alcova degli Sposi