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Conosciamo da vicino il “tesoro” racchiuso in una dimora signorile seicentesca (prima parte)

Con questo servizio, iniziamo il nostro viaggio alla conoscenza dei luoghi simbolo dell’arte e della storia della città di Lucca, partendo dal Museo nazionale di Palazzo Mansi che costituisce un’importante testimonianza delle antiche dimore dei mercanti lucchesi. La famiglia Mansi, una delle più note della città, a partire dal cinquecento, cominciò a dedicarsi, oltre ad attività tradizionali, come l’agricoltura e i beni immobili, anche al commercio, divenendo ricca e influente. Ascanio Mansi acquistò il palazzo, tardo cinquecentesco, derivante dall’unione di vicine case torri, nel 1616. Raffaello Mansi, su progetto dell’architetto lucchese Raffaello Mazzanti, tra il 1686 e il 1691, rinnovò gli interni del piano nobile, conferendogli uno stile barocco. Divenne quindi il “palazzo di rappresentanza” della famiglia. Gli affreschi esaltavano il fasto della famiglia. Nel settecento, Luigi Mansi eseguì altri interventi. Durante l’Ottocento furono realizzate le due ali perpendicolari al nucleo centrale e l’imponente scalone ad un’unica rampa che permette di salire al piano nobile. Nel 1965 la residenza fu venduta allo Stato. Il Museo Nazionale fu inaugurato nel 1977, insieme alla preziosa Pinacoteca Nazionale, all’interno del palazzo.

All’ingresso il visitatore è accolto da una carrozza, risalente all’inizio dell’Ottocento, forse appartenuta a Maria Luisa di Borbone. La prima sala, denominata “Degli Staffieri”, custodisce due portantine da viaggio, una estiva, l’altra invernale, insieme agli stemmi di famiglie, legate ai Mansi e a ritratti di membri della casata. E’ visibile inoltre l’albero genealogico, dove sono raffigurati solo i discendenti maschi. Attraverso uno scalone si accede al primo piano. Si è incantati dalla Galleria Nuova o degli Specchi, opera del lucchese Stefano Tofanelli (1752-1812), di gusto neoclassico. Fu realizzata per volontà di Luigi Mansi, in occasione delle nozze tra il figlio Raffaele e Camilla Parensi, che si svolsero nel 1792. Tofanelli aveva residenza a Roma, dove si stava diffondendo il movimento del Neoclassicismo. Ideò quindi le porte, gli arredi, le decorazioni del soffitto e delle pareti in stucco e oro, cercando di trasmettere un senso di equilibrio. La realizzazione fu da lui commissionata a Domenico Del Frate. I dipinti, inoltre sono ispirati alla mitologia classica e la tematica scelta è amorosa, come ad esempio in “Diana che osserva Endimione dormiente”, “Nettuno e Anfitrite”, “Cerere e Bacco”. Le “Vittorie alate” sul soffitto celebrano la gloria delle due famiglie. 

Subito dopo si è accolti nella grandiosa Sala della Musica, caratterizzata dall’impatto scenografico, tipicamente barocco, la forte spinta verso l’alto, verso il soffitto, che sembra guidare lo sguardo dell’osservatore verso un cielo, irradiato di luce, dove tra le nubi, divinità mitologiche festeggiano Ercole, salito all’Olimpo, con la clava e la pelle del leone di Nemea, incorniciate da sontuose architetture, affrescate. Fu concepito in occasione del matrimonio, avvenuto nel 1689, tra Carlo Mansi ed Eleonora Pepoli, appartenente ad una famiglie più antiche di Bologna. Ottavio Mansi, padre dello sposo aveva già iniziato una politica di espansione in Emilia, acquistando la tenuta delle Fontanazze nel parmense. Fu progettata dall’architetto Raffaello Mazzanti, mentre le parti dipinte furono eseguite da due pittori bolognesi. Giovan Gioseffo Dal Sole realizzò le scene figurate mentre Marcantonio Chiarini dipinse le architetture. Su una parete in alto domina il grande stemma nobiliare, con l’arme della famiglia Mansi e le sei sfere dorate su sfondo azzurro di Annamaria Arnolfini, le zampe di orso incrociate della famiglia Arnolfini la scacchiera dei Pepoli. Mentre ai lati sono presenti due busti di Enea e Lavinia, che alludono ai due sposi, con una cane dipinto in basso, simbolo della fedeltà coniugale. Sulla parete opposta è ammirabile il palco con orchestra in legno intagliato, decorato con raffinate volute vegetali e con uno stemma. Sulle pareti sono raffigurati “Il giudizio di Paride”, che segnò l’inizio della guerra di Troia e “La fuga di Enea da Troia”. Qui di fianco pubblichiamo alcune belle immagini su concessione del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei della Toscana – Firenze (è vietata la riproduzione o duplicazione con qualsiasi mezzo).

Il nostro viaggio nel cuore e nella storia di questa dimora proseguirà con la Pinacoteca Nazionale. Continuate a seguirci…