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Bastò un mese per farne un luogo di morte e un simbolo delle stragi nazi-fasciste

Ci sono luoghi a volte che si legano a fatti drammatici diventando poi un simbolo di quei giorni e di quegli avvenimenti come lo è stata la scuola elementare di Nozzano che per poco più di un mese dal 24 luglio al 29 agosto divenne la “stazione” di arrivo e di passaggio di centinaia di persone rastrellate dai nazi-fascisti, molto spesso, però, un crocevia verso la morte. E quei fatti sono stati al centro del mio articolo nella storia domenicale su “La Nazione”, in questo periodo in cui si commemorano i morti di tante stragi divenute celebri sul nostro territorio. Nozzano fu una scuola-prigione che divenne luogo di tortura feroce da parte della Division “Reichsführer-SS” del generale Max Simon. Qua vennero incarcerati tanti rastrellati, non solo della lucchesia ma anche della Versilia e di Massa e costretti a subire torture di ogni genere per estorcere loro confessioni. Chi non morì direttamente qua, fu poi accompagnato e fucilato in luoghi vicini divenuti tristemente famosi per essere stati luoghi di stragi.

 

In un continuo via-vai di camionette che partivano piene di prigionieri e tornavano tristemente vuote, le SS tedesche si macchiarono tra gli altri dell’uccisione di 69 persone rastrellate sui monti Pisani, dei martiri Lunatesi e degli abitanti di Valdicastello a Pietrasanta, civili e religiosi, senza differenza e senza colpa alcuna. L’unica “vera” colpa per tanti di loro, fu quella di essersi dichiarati non adatti al lavoro a cui sarebbero stati destinati per rafforzare la Linea Gotica e poi la beffa sui loro corpi esanimi dopo l’esecuzione dell’apposizione di un cartello di giustificazione “ucciso perché hanno ucciso un tedesco”. E quando si trattò di sgomberare quei luoghi sotto l’incalzare degli americani, i tedeschi preferirono far saltare con la dinamite la scuola di Nozzano (nelle foto, prima e dopo l’espolosione) , per non lasciare traccia delle loro atrocità. Ma bastarono pochi anni che la popolazione del posto, la volle ricostruire, anche se solo un poco più distante dalla precedente, per non dimenticare quei giorni e quelle vite rubate.