Il nostro omaggio a Giacomo Puccini, la nota più splendente del territorio lucchese
Si avvicina l’appuntamento con il centenario della morte del Grande Maestro e sono già tante le iniziative in programma a Lucca e in Italia per ricordarne la figura e le opere.
Giacomo Puccini era lucchese di nascita (era nato il 22 dicembre 1858), discendente da una famiglia di compositori, da quattro generazioni maestri di cappella del Duomo di Lucca e divenne poi viareggino di adozione. Ormai il suo nome è stato associato indissolubilmente alla città di Lucca e ne è diventata l’icona turistica più importante. Presso la sua casa natale, in Corte San Lorenzo al numero 9 nel centro di Lucca, dove visse fino al 1880, al secondo piano, c’è oggi un museo, di proprietà della Fondazione Puccini, che custodisce, oltre agli arredi originali, tanti cimeli e spartiti delle sue opere, il pianoforte Steinway & Sons con cui il maestro compose la Turandot, fotografie, documenti, bozzetti di libretti e anche il bellissimo costume di scena del II atto della Turandot, indossato da Maria Jeritza per la prima messa in scena al Metropolitan Opera House di New York, nel 1926.
Lo zio Fortunato Magi, incaricato della sua formazione, lo aveva definito un “falento” ossia un fannullone senza talento. Proseguì gli studi presso il seminario di San Michele e
frequentò l’Istituto Musicale “G. Pacini”, oggi “Boccherini” di Lucca. Ma il talento lo aveva davvero e a 19 anni fu eseguito nella Chiesa di San Paolino e San Donato, il 12 luglio 1877, un suo“Mottetto per baritono, coro a 4 voci e orchestra”, che segnò l’inizio della sua carriera da compositore. Fu eseguita inoltre la Messa a 4 voci con orchestra, il suo primo capolavoro, che ispirò anche l’Agnus Dei che diventa il Madrigale nel II atto di Manon Lescaut. Ai lucchesi fu chiaro che si trattava di un musicista «da esser segnato a dito fra i suoi migliori contemporanei».
A quattordici anni iniziò a suonare l’organo in alcune chiese di Lucca e il pianoforte al “Caffè Caselli”, ritrovo di musicisti, letterati e poeti. La madre, Albina Magi, essendo chiaro il talento musicale del figlio, cercò di ottenere una borsa di studio affinchè Giacomo potesse frequentare il conservatorio di Milano. Dopo aver provato con le autorità cittadine, chiese aiuto alla duchessa Carafa, dalla quale ricevette il consiglio di rivolgersi alla regina Margherita. Grazie all’intervento della marchesa Pallavicini e del medico amico di famiglia, dottor Cerù, riuscì ad ottenere il finanziamento dei regnanti per le famiglie bisognose.
Durante gli studi al Conservatorio di Milano strinse anche una sincera amicizia con Pietro Mascagni, di caratteri opposti ma con gli stessi interessi musicali tra cui la passione per Richard Wagner. Terminato il Conservatorio, volendo essere solo compositore, nell’aprile 1883, Puccini partecipò al concorso, organizzato dall’editore musicale Sonzogno per opere di soggetto a scelta del concorrente in un atto, con la sua prima opera lirica, “Le Villi”, il cui libretto fu scritto dal poeta scapigliato Ferdinando Fontana. Stabilì una collaborazione che durerà per tutta la vita con l’editore Giulio Ricordi, il più importante in Italia, che gli commissionò la sua seconda opera “Edgar”, rappresentata al Teatro del Giglio. Si innamorò di Elvira Bonturi, donna sposata, che nel 1886 lasciò il marito ed andò a vivere con il compositore a Monza. Ebbero un figlio, Antonio detto Tonio e solo nel 1904 legalizzarono la loro unione, dopo che lei rimase vedova. “Manon Lescaut” fu il suo primo grande successo e portò all’inizio di una collaborazione con i librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. Dopo il successo di Manon Lescaut, Puccini decise di trasferirsi a Torre del Lago poiché non sopportava la vita in città e gli piaceva la caccia. Qui fece costruire una villa, da lui molto amata, al punto che verrà seppellito in una cappella in essa. Era il luogo dove poteva trovare la calma e la concentrazione per scrivere le sue opere. Nella primavera del 1895 compose il secondo ed il terzo atto della “Bohème”, ispirata al romanzo “Scènes de la vie de Bohème” di Henri Murger, presso villa Orsi Bertolini, a Castellaccio, sulle colline uzzanesi. Divenuto ormai famoso, creò l’opera “Tosca, il cui primo atto fu composto nella Villa Mansi, vicino Lucca. Nel 1902 iniziò “Madama Butterfly”, dal carattere esotico. Le sue opere venivano rappresentate nei maggiori teatri all’estero e nel 1910 si svolse a New York la prima assoluta di “La fanciulla del West” di David Belasco. Nel 1913 una casa editrice viennese gli commissionò un’operetta “La rondine” , la cui composizione fu ritardata dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Puccini si ritirò a vivere a Torre del Lago. Lavorò al “Trittico”, cioè tre opere in un atto che dovevano essere rappresentate nella stessa serata, “Il tabarro”, “Suor Angelica” e “Gianni Schicchi. Cominciò la composizione di “Turandot”, fiaba di Carlo Gozzi, ma prima di poterla completare, gli fu diagnosticato un tumore alla gola. Era un grande fumatore. Provò a curarsi a Bruxelles con un’innovativa radioterapia, sottoponendosi ad un intervento chirurgico ma morì il 29 novembre 1924.
A ricordarci il grande Maestro a Lucca, nella “sua” Piazza della Cittadella c’è una statua che lo raffigura seduto, vestito elegantemente, intento a fumare, con aria giudicante. Chissà cosa starà pensando della sua Lucca e dei lucchesi? Certo è che tutti stiamo aspettando, l’inizio delle grandiose celebrazioni organizzate in suo onore.


